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Le scuse di Carlo Alvino a Cercola e ai cercolesi

di / 0 Commenti / 501 Visite / 14 gennaio, 2015

cercola-roma-6“Resto senza parole dopo quanto è accaduto e che mi ha visto involontario protagonista, chi mi conosce sa bene il rispetto e l’amore che porto verso Cercola e tutti i suoi abitanti. Le mie parole in radio sono state travisate, lungi da me offendere i miei “fratelli” cercolesi. Se qualcuno si è sentito offeso chiedo umilmente scusa.“

Queste le parole pubblicamente esternate da Carlo Alvino in merito alla vicenda che lo ha visto protagonista lo scorso 24 dicembre, durante la trasmissione da lui condotta su Radio Kiss Kiss Napoli, allorquando in diretta, si è lasciato sfuggire delle affermazioni non proprio felici e che hanno fatto insorgere la popolazione cercolese.

Ad onor del vero, i tesserati del Club Napoli sezione Cercola, nonché il primo cittadino del comune vesuviano, il sindaco Vincenzo Fiengo, hanno invitato il giornalista ad intervenire pubblicamente in merito a questa vicenda.

Così doveva essere e così è stato: le scuse di Carlo Alvino sono giunte ed è quanto basta alla lungimirante coscienza di questo popolo per mettere un punto a questa spiacevole vicenda.

Non si sarebbero fermati, non ci saremmo fermati, perché Cercola è stanca ed esasperata da questa battaglia ideologica ancorata su un falsato luogo comune: Cercola è la terra degli “infami”, il covo dei traditori in terra partenopea, la patria di chi rinnega i colori azzurri per sposare la causa dell’odiata Vecchia Signora.

Eppure, la realtà racconta tutt’altro scenario che impone ed esige rispetto, perché Napoli siamo anche e soprattutto noi.

Cercola subisce un linciaggio, mediatico e collettivo, da anni, avvalorato e supportato dal medesimo, arido e cruento sentimento che manda in metastasi il tumore che avvelena il calcio e che ha finanche generato la morte di un cuore azzurro, appena qualche mese fa: l’odio.

L’odio tra tifoserie, l’odio tra “popoli”, l’odio che fomenta l’avversione verso tutto ciò che viene recepito come “diverso”.

La rivalità sportiva non dovrebbe, anzi non deve mai tramutarsi in scontri violenti, fisici, verbali, morali, ideologici.

Così come, nel 2015, nell’era degli i-Phone e dei touch screen, grazie ai quali abbiamo imparato a compiere azioni ragguardevoli avvalendoci dell’ausilio di un semplice dito, non possiamo puntare quello stesso indice contro un altro essere umano per alimentare, ancora, discriminazione e sentimenti logoranti e disdicevoli che, di certo, non concorrono ad una parimenti apprezzabile evoluzione dell’animo umano.

 

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