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È morto così Pasquale.

di / 0 Commenti / 12268 Visite / 26 marzo, 2015

resizerPasquale Prisco, era un ragazzo di 28 anni, figlio del proprietario del supermercato Etè di via Vecchia Sarno di Ottaviano. È da lì ha avuto origine quella che si è rivelata la sua letale “scena di morte”.

Lì dove è avvenuta una rapina, una delle più sconcertanti degli ultimi tempi.

Pasquale è morto perché due uomini che poi scopriremo essere due carabinieri sono entrati, con il volto coperto, nel supermarket di proprietà della sua famiglia per rubare i soldi dell’incasso. Un bottino da 1300 euro.

Il colpo, però, non va a buon fine e i banditi scappano a bordo di un’auto, dopo avere esploso alcuni colpi nel supermercato ferendo delle persone. Dopo l’allarme lanciato da un dipendente del market, scatta la caccia al rapinatore, lungo le strade dell’hinterland napoletano.

I titolari del negozio si mettono sulle tracce dei rapinatori. In otto – tra cui i due titolari di fatto del market preso di mira, Pasquale e Donato Prisco – hanno partecipato all’inseguimento dell’auto dei malviventi, a bordo di due diverse vetture. I ladri sono stati intercettati dagli inseguitori, determinati a farsi giustizia da soli, sulla SS 268, all’altezza dell’area industriale di Ottaviano. Una delle auto inseguitrici ha speronato e mandato in testa-coda l’auto dei fuggitivi. Tutti sono usciti dalle vetture: ne è nata una colluttazione. Sarà l’esame dello stub a stabilire se gli inseguitori fossero armati. Di certo, i carabinieri-rapinatori hanno sparato, forse con la pistola d’ordinanza.

Tutti sono rimasti feriti. In maniera grave Pasquale Prisco, 28 anni, che è morto, poco prima della mezzanotte, nell’ospedale di Sarno (Salerno), dopo un’operazione. Feriti Donato, il fratello, e tutti i dipendenti.

Pasquale è l’unico ad aver perso la vita in quel conflitto a fuoco. Ferito all’addome, aveva gravissime lesioni al duodeno e al fegato, oltre che alla colonna vertebrale.

I medici dell’ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno (Salerno), dove era stato ricoverato, l’avevano sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico durante il quale gli era stata asportata anche la colecisti. Qualche ora dopo l’operazione è morto.

Secondo i rilievi eseguiti sui danni subiti dalle auto, è probabile che all’inseguimento prenda parte anche una terza auto di cui ora non c’è traccia. Le concitate fasi degli eventi disegnano anche un altro “giallo”: le forze dell’ordine hanno temuto che i banditi, entrambi feriti, fossero fuggiti su un’ambulanza e hanno lanciato un allarme via radio. I due, invece, erano stati regolarmente trasportati in ospedale, a Sarno (Salerno). Gli altri feriti sono finiti in altri ospedali della zona.

Tutti sono stati ascoltati dagli investigatori e, dopo ore di dubbi e incertezze, sulla base di discrepanze e incongruenze nelle dichiarazioni dei due carabinieri, è arrivata la svolta: la Procura di Nola ha deciso di sottoporre a fermo i militari Claudio Vitale, 41 anni, di Cercola (Napoli), e Jacomo Nicchetto, 33 anni, di Chioggia (Venezia) che prestano servizio in Veneto, ma al momento della rapina erano in congedo in Campania ed ora indiziati dei reati di rapina aggravata e tentato omicidio plurimo. Di stanza in Veneto, da tempo non ricoprivano più mansioni investigativo-operative, i due carabinieri sono entrambi piantonati nell’ospedale di Sarno. Uno ha una ferita al gluteo, l’altro una frattura alle ossa nasali.

Un morto, nove feriti e due carabinieri-banditi fermati per rapina aggravata e tentato omicidio plurimo, accuse alle quali si aggiungerà anche l’omicidio: è questo il bilancio dell’ennesimo atto di ordinaria follia andato in scena all’ombra del Vesuvio.

Questo è il risultato finale di una rapina messa a segno per mettere le grinfie su un bottino da 1300 euro.

Questa è la cronaca di un episodio tratto dalla vita reale e che racconta una realtà ben più tragica della finzione. Una dinamica sconcertante ed ancor più lo è l’epilogo.

Un episodio che ha per protagonisti due uomini dell’arma, però catapultati dalla parte opposta, rispetto a quella che il giuramento e i valori che ne animano gli intenti dovrebbero imporre alla loro condotta, ai loro gesti, ai loro “piani”. Questo è l’aspetto che, senza dubbio, semina maggiore e sorpreso sconcerto nell’immaginario collettivo.

“I buoni” si travestono da cattivi, rinnegando i primordiali ed essenziali principi che dovrebbero cesellare la divisa che indossano pur di vestire “il passamontagna dei cattivi” ed accogliere il crimine a braccia aperte, tenendo ben salda tra le mani la pistola d’ordinanza.

È morto così Pasquale.

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