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Il tragico epilogo della vita del “Ken umano”

di / 0 Commenti / 564 Visite / 7 giugno, 2015

20140803_75858_10382624-659888094099338-792238041796679852-nUna vita trascorsa ad emulare un’icona del mondo dei sogni.

Una vita prematuramente spezzata, di contro, dall’atrocità che strazia il mondo reale.

Si sintetizzano così i 20 anni di Celso Santebanes, il ragazzo conosciuto come il ‘Ken umano’ perché, pur di assomigliare al celebre bambolotto di plastica, si è sottoposto a decine di interventi chirurgici.

La vita, i sogni e la vita da sogno che il giovane brasiliano stava plasmando per sé è stata mediata e sopraffatta da un cancro, scoperto mentre curava le infezioni provocate dall’uso di idrogel.

Ricoverato in ospedale e da quasi un mese in coma farmacologico, il ragazzo stanziata in pianta stabile nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Uberlandia, a Minas Gerais.

Il suo stato di salute, preannunciato dagli ultimi bollettini medici “molto grave, con rischio di morte” proprio a causa di una leucemia linfoide acuta, lasciava spazio a sempre più flebili speranze di ripresa.

Completamente sfigurato dalla malattia: così Celso ha accolto la morte, dopo aver speso 50 mila dollari in interventi di ogni tipo pur di conquistare il suo sogno di vanità.

Celso Santebanes, il ventenne ormai noto con l’appellativo di ‘Ken umano’, è morto in quel letto d’ospedale nel quale era inchiodato da circa cinque mesi dalla leucemia. Il decesso è avvenuto giovedì 4 giugno per una sopraggiunta polmonite.

Il suo vero nome era Borges Pereira, ma scelse il nome d’arte Santebanes in omaggio a uno dei suoi personaggi preferiti di uno show televisivo messicano.

Una vita fugace e consumatasi rapidamente nel disperato tentativo di somigliare a Ken, l’alter ego maschile della Barbie.

Il giovane ha scoperto di essere malato di leucemia linfoide acuta, mentre era in ospedale per curare le numerose infezioni contratte a causa delle iniezioni di idrogel, che lo avevano completamente sfigurato. La sua trasformazione era iniziata a soli 16 anni, dopo aver vinto un concorso di moda che lo convinse a fare della somiglianza col pupazzo di plastica l’unico obiettivo della sua vita.

“È tutto così magico. La mia vita è cambiata. È come se l’intero Brasile mi stesse supportando. Le persone a volte sono spaventate dal mio aspetto e mi fermano per dirmi che somiglio ad un pupazzo” raccontava il ragazzo, sempre più convinto della sua scelta di continuare a trasformare il suo aspetto fisico: “Ho sofferto a lungo per i pregiudizi, ma il mondo è pieno di persone che giudicano, perciò non m’importa più. Ora cerco la mia Barbie. Chi vuole essere la mia fidanzata? Dopo tutto nessuno è felice da solo.”

La sua più grande gioia fu la creazione di un pupazzo simile a lui: “Non mi sarei mai aspettato di avere un giorno un pupazzo dedicato a me. Ho sempre sognato di essere un pupazzo umano, ma averne uno identico a me è qualcosa di completamente inaspettato”. 

Un episodio emblematico che attesta, mediante tutta la sua inaudita ferocia, quanto può essere devastante per i giovani riporre finanze, aspettative e valori, in effimere icone, eccessivamente erte ad esempio al quale ispirarsi.

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