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Rewine: storia di un sogno distrutto dall’inciviltà

di / 0 Commenti / 983 Visite / 16 agosto, 2015

rewine-2“L’Associazione Culturale “Vinuzziglia”, organizzatrice della manifestazione ReWine – Borgo DiVino, si trova di fronte allo stesso bivio da un po’ di anni. Questa volta però, a differenza delle altre, e non senza una buona dose di dispiacere e di amarezza, sceglie una strada diversa.

Chi conosce i membri dell’associazione sa con quale spirito e con quanta determinazione sono state affrontate tutte le difficoltà che anno dopo anno si sono presentate. Affiatati e uniti, non solo dall’amicizia e da una gran voglia di fare, ma anche da un valido progetto che ha portato e potrà portare benessere all’intero territorio, si è reso questo evento un unicum nel panorama cilentano. Un evento invidiato da tutti!

ReWine non è una sagra. ReWine non è una festa. ReWine è ReWine!

L’associazione “Vinuzziglia” si è trovata a gestire qualcosa che nel corso degli anni è cresciuta in maniera esponenziale, in misura tale da renderci fieri ed orgogliosi, ma nello stesso tempo consapevoli di non poter andare avanti con questo tipo di struttura organizzativa e, nondimeno, nell’indifferenza di enti, istituzioni e autorità di pubblica sicurezza.

Un buon progetto per diventare concreto ha bisogno di lavoro, passione, entusiasmo. Ma soprattutto è importante che ci sia sinergia. Diversamente resta solo un buon progetto!

Quest’anno purtroppo il vino di ReWine non scorrerà dalla fontana!

Una pausa? Forse…

Con l’auspicio di poter tornare a spendere il nostro lavoro di sempre per far rivivere, con l’allegria che lo contraddistingue, l’Evento “ReWine – Borgo DiVino”, l’associazione Vinuzziglia ringrazia tutti coloro, pellaresi e non, che hanno creduto, credono e sostengono materialmente questo progetto.

Auguriamo a tutti di trascorrere buone vacanze nel segno dell’allegria e del sano divertimento!!!!”

Con questo comunicato, come un fulmine a ciel sereno, cala a sorpresa il sipario su uno degli eventi più attesi dell’estate cilentana: Rewine, “la festa del vino”.

16 e 17 agosto: i due giorni più caldi dell’anno per Pellare, raccolto e minuto paese cilentano che da tempo immemore ospita, o meglio ospitava, un evento in grado di attirare migliaia di turisti e curiosi, da località ubicate anche a distanze considerevoli dal borgo cittadino bardato a gran festa.

Perché di una festa si trattava, folkloristica, suggestiva, affascinante, per merito della sfilata di Bacco che culminava con l’apertura della fontana dalla quale, come per magia, grondava vino. Musica, balli, cibo e si, anche il vino, animavano la festa, fino a notte fonda, lungo le stradine del suddetto borgo, sommerso nel cuore del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Negli ultimi anni, la ricorrenza, puntualmente celebrata nei giorni a ridosso di ferragosto, è diventata un evento di cartello, al quale era impossibile mancare, per tutti.

Per coloro che desideravano semplicemente godere del clima goliardico che caratterizzava la festa e che, consapevoli che avrebbero alzato il gomito, raggiungevano Pellare avvalendosi del più coscienzioso ausilio di bus, noleggiati ad hoc per la ricorrenza, ma, come sovente accade in questi casi, l’evento ha attratto anche i malintenzionati, i “soliti bulli” che attendono “il momento propizio” per dare libero e violento sfogo alle frustrazioni e alle repressioni peculiari di chi non riesce ad integrarsi serenamente nel tessuto sociale, armandosi di decoro, senno, buon senso e dei valori più semplici ed imprescindibili che dovrebbero immancabilmente ritrovarsi alla base del viver civile.

Accade di frequente allo stadio ed è una scena che tristemente si ripete in disparati contesti: discoteche, concerti ed eventi affini, in grado di richiamare un elevato numero di adesioni. Un teorema consolidato e che puntualmente si ripropone, in tutta la sua stolta e feroce violenza e che non ha di certo risparmiato un evento di cartello come Rewine.

Risse, accoltellamenti, sangue che scorre stoppando la matrice “mansueta” ricoperta dal vino in quella sede hanno rappresentato il tema portante delle ultime, concitate edizioni.

Garantire l’incolumità di migliaia di persone, in quel clima, pertanto, è ben presto divenuta la scomoda “patata bollente” che nessuno vuole assumersi l’onere di pelare.

È così che una delle notti più spensierate dell’estate cilentana si trova accartocciata nel sommesso ed impotente angolo dei ricordi, sopraffatta dalle angherie umane.

Dalla famigerata fontana di Pellare tornerà a sgorgare vino?

Nessuno è in grado di consegnare una risposta attendibile al suddetto quesito. Per il momento, quel che resta di una delle ricorrenze più caratteristiche ed amate del Cilento è un timido fruscio d’acqua, frammisto a ricordi e tanta, tanta amarezza.

“È l’inciviltà che ha distrutto un sogno.”

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