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Lucia e Carla: due vittime della macabra “spettacolarizzazione delle tragedie”

di / 0 Commenti / 409 Visite / 5 febbraio, 2016

fotoeffetti.com__final_194338668011_La storia contemporanea insegna che diventa ogni giorno più difficile stabilire dove e quando finisce il “diritto/dovere di cronaca” e inizia il fanatico e morboso servilismo della notizia nei confronti del “gossip da audience”, quello che, per intenderci, porta nei salotti tv dettagli, particolari, indiscrezioni, più o meno reali, pertinenti ed opportune, ma fin troppo spesso irrispettose nei confronti di una vita umana segnata da un atto di efferata violenza.

Dai celeberrimi siparietti ospitati dalla D’Urso dai salotti di casa Misseri, dove una madre e una figlia, finite poi entrambe in carcere in quanto ritenute responsabili dell’omicidio dell’adolescente Sara Scazzi, hanno “illuminato” l’Italia intera con le loro testimonianze strappalacrime in merito al delitto di Avetrana, senza tralasciare l’intramontabile “plastico del delitto di Cogne” ospite fisso in seconda serata su Raiuno nel corso del programma “Porta a Porta” condotto da Bruno Vespa.

Dopo quanto dichiarato da Lucia Annibali sulle pagine del Corriere della Sera, all’indomani della puntata di Storie maledette andata in onda su Rai 3, anche il programma della giornalista Franca Leosini è finito nell’occhio del ciclone.

Durante la puntata andata in oda ieri, infatti, la Leosini ha intervistato l’ex fidanzato di Lucia, condannato in Appello a 20 anni di carcere per averla fatta sfregiare.

La tv di casa Annibali, ieri sera, è rimasta spenta. Lucia è andata in pizzeria. Così come il giorno in cui l’imputato Varani chiese attenzione per fare le sue dichiarazioni spontanee ai giudici, Lucia uscì dall’aula del tribunale.

“Perché io c’ero mentre vivevo nel terrore, ed ero lì le volte in cui sarei potuta morire. La verità è sempre una sola e non posso accettare che si provi a metterla in discussione. Non ho bisogno che qualcuno mi racconti com’è andata o che mi spieghi che cosa ho provato in quei momenti. Soltanto io sono autorizzata a farlo.”

“Urlare tutto il proprio sdegno verso chi attenta la libertà altrui”: questo è quanto può essere ricondotto ad un comportamento “civile” per la Annibali.

Una scelta probabilmente casuale, quella di mandare in onda quell’intervista, in concomitanza del verificarsi di un episodio affine nel puteolano, dove lo scorso lunedì un uomo, accecato ancora una volta da quel folle raptus in bilico tra amore e odio, ha dato fuoco al volto della compagna, per giunta incinta.

Eppure, Carla lotta ancora tra la vita e la morte ed è forse una delle poche persone che potrebbe comprendere pienamente le emozioni che scorrevano nel sangue di Lucia ieri sera, ma non può raccontarle, perché non ha ancora vinto la sua lotta per sopravvivere e ancora non sa quale straziante destino è pronta ad accoglierla, se e quando ritroverà la forza per riaprire gli occhi su un mondo che talvolta si diverte a girare al contrario.

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