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Morte Ciro Esposito: la testimonianza di mamma Antonella

di / 0 Commenti / 162 Visite / 16 febbraio, 2016

imageL’ennesimo passo in avanti, volto a far luce su quanto accaduto all’esterno dello stadio Olimpico di Roma il 4 maggio 2014, è stato compiuto quest’oggi.

Una nuova udienza del processo per la morte del giovane tifoso napoletano Ciro Esposito si è, infatti, svolta oggi a Roma.

Oggi è stato il giorno di Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito, emblema di umanità e coraggio che fin da subito, nonostante la tragedia grondata nelle loro vite, a dispetto del fatto che suo figlio versasse in condizioni critiche, ha fin da subito profuso un messaggio d’amore e speranza volto a sedare l’alacre desiderio di vendetta che serpeggiava tra i supporters partenopei.

Una testimonianza difficile per mamma Antonella, assistita dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, forse la più difficile fin qui raccolta in aula. La donna ha ricostruito quei 52 giorni trascorsi all’ospedale Gemelli di Roma, al capezzale di Ciro. La lunga e straziante agonia di suo figlio.

Quel sabato, come puntualmente accadeva quando il Napoli giocava in trasferta, Ciro era partito da Scampia, il quartiere nel quale abitava insieme alla sua famiglia, per raggiungere lo stadio Olimpico di Roma, teatro dell’incontro di calcio tra “il suo Napoli” e la Fiorentina, valido per l’assegnazione della Coppa Italia. Come di consueto, anche quel giorno Ciro riempie il suo “zaino da trasferta” con le “munizioni” delle quali era solito “armarsi”: il casatiello e le frittate di maccheroni che la stessa mamma Antonella gli preparava.

Lo ha ribadito più volte e lo ha ripetuto anche oggi in aula mamma Antonella: Ciro, durante i giorni trascorsi in ospedale, raccontava che era stato colpito da uno sparo all’improvviso da un “chiattone” riconosciuto tramite foto in Daniele de Santis.

Ciro, durante quei giorni, ripeteva ai parenti e alle persone raccolte intorno al suo capezzale che non sarebbe morto, che lo sparo di quel “chiattone” non lo avrebbe ucciso, perché lui era uno tosto. Era forte.

Io sono Ercole: Ciro questa frase l’ha pronunciata in più circostanze durante i suoi ultimi giorni di vita.

Oggi, Ercole è un cane che vive nell’autolavaggio in cui lavorava Ciro.

La prossima udienza si terrà il 1° marzo.

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