Il nuovo modo di leggere Napoli

Ciro Esposito vive attraverso la storia di “Ercole”

di / 0 Commenti / 498 Visite / 25 giugno, 2016

13509078_951161118336298_7730248978164459021_nIl 25 giugno 2014, la morte di Ciro Esposito, scrive la pagina più nera che indelebilmente macchia la storia del calcio italiano e non solo.

Ciro, un tifoso del Napoli, nato e cresciuto a Scampia che lavorava presso un autolavaggio gestito dalla famiglia a due passi da casa, quel sabato mattina del 3 maggio 2014, era partito alla volta di Roma per assistere a un incontro di calcio.

Il suo amato Napoli si contendeva la Coppa Italia con la Fiorentina allo stadio Olimpico di Roma e da tifoso infinitamente innamorato della su squadra, Ciro non poteva proprio mancare a quel palpabile appuntamento con la vittoria.

Tra la sua vita e quell’amore, si è interposto uno sparo, uno solo, rivelatosi letale dopo 52 giorni di agonia.

52 giorni trascorsi a lottare tra la vita e la morte. Ciro voleva vivere e fino all’ultimo respiro ha cercato di vincere la partita più importante, quella che è stato chiamato a giocare da protagonista e non da spettatore.

Troppo devastanti i proiettili con i quali Daniele De Santis, “quel chiattone”, così lo chiamava Ciro, aveva caricato l’arma della quale si è avvalso per mettere a segno il suo piano diabolico a Tor di Quinto.

Proiettili destinati ad “esplodere” in mille pezzi, una volta centrato il bersaglio, per sortire ferite gravi, per far male sul serio.

“Quel chiattone” ha sparato per uccidere e ci è riuscito.

È riuscito ad avere la meglio anche sulla voglia di vivere e sull’attaccamento alla vita di Ciro che, inchiodato in quel letto dell’ospedale Gemelli di Roma, diceva: “quel Chiattone pensava di uccidermi, ma non mi ha fatto niente…. Sono forte, sono “Ercole” e mi riprenderò.

Da quando Ciro ha perso la sua partita contro la morte, nell’autolavaggio di Scampia, dove trascorreva gran parte delle sue giornate, è stato adottato un rottweiler, un cucciolone tenero, giocherellone e inoffensivo che si destreggia tra amici e parenti di Ciro.

Si chiama “Ercole” e qualche giorno fa ha contribuito a generare nuove forme di vita.

Si chiama “Ercole” ed è la prova tangibile di come l’amore sia la forza più possente che esiste al mondo.

Più forte di uno sparo, più forte della morte e anche della volontà di “quel chiattone” che ha abbattuto il corpo di Ciro, ma non la sua voglia di vivere.

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