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“I nuovi mostri”: ecco come la nuova generazione affronta le tragedie nell’era di facebook

di / 0 Commenti / 835 Visite / 15 luglio, 2016

FB_20160715_17_06_47_Saved_Picture (1)Gli hashtag, le frasi fatte, quelle ad effetto, da copiare e incollare in maniera sbrigativa, fugace e soprattutto disimpegnata, solida garanzia di consensi facili, oltre che abile escamotage nel quale rifugiarsi per non scervellarsi nel trovare “la frase giusta” avvalendosi di parole proprie, rischiando così di imbattersi in un concetto poco apprezzabile ed impopolare che potrebbe valere l’emarginazione dal popolo del web, dai follower: queste le regole alla base della comunicazione nell’era in cui la virtualità la fa da padrone.

I social network sono un megafono capace di amplificare in maniera più che spropositata immagini, pensieri, concetti e riflessioni: le nuove generazioni lo sanno e hanno imparato ben presto a fare proprie le regole imprescindibili alle quali attenersi per accaparrarsi una nutrita fetta di popolarità.

Il desiderio di apparire ed attirare consensi è un circolo vizioso che rafforza in maniera esponenziale l’autostima, così, la visibilità garantita dal web diventa una delle droghe inconsapevolmente più utilizzate da parte della nuova generazione e capace di sviluppare una pericolosa dipendenza.

Le ragazze, in particolar modo, palesano in maniera spudorata un compulsivo e sfacciato bisogno di esibire il proprio corpo, con abiti sempre più succinti e costumi da bagno serpe più slim e, soprattutto, ritraendosi in pose decisamente ammiccanti, provocatorie, esplicite, divenendo schiave più o meno consapevoli dell’industria del sesso, ovvero, lo stereotipo da sempre maggiormente in grado di attrarre attenzione e reazioni forti da parte dello spettatore.

Così, accade che, quasi per sottrarsi al timore di apparire come delle poco di buono o per scrollarsi di dosso l’etichetta delle “belle, ma vuote”, quegli scatti sempre più hot, vengono affiancati da frasi filosofiche, perle di saggezza ed aforismi partoriti dai cervelli più quotati della storia dell’umanità.

E non accade solo questo.

Per non “cadere in errore”, anche ad un tema serio come la commemorazione al cospetto di una tragedia, si accosta una leziosa foto “cattura-consensi”, inconsapevoli di quanto questa associazione di fatti sancisca una palpabile confusione identitaria che traghetta quelle giovani coscienze verso un caotico ed arido stato emotivo.

Commemorare le vittime di una strage, nelle ore immediatamente successive alla divulgazione della notizia, quando emergono e si susseguono dettagli ed immagini raccapriccianti, secondo le mode dettate dai social, è una mossa astuta e doverosa, per apparire agli occhi del mondo un animo sensibile e al contempo cavalcare l’onda emotiva generata dalla sciagura in corso per attirare clic e consensi.

Così una teenager qualunque, oggi, ha consegnato al popolo del web l’immagine che incarna alla perfezione la coscienza di una generazione sbalestrata e sballottata da tanti, troppi segnali millantatori che appannano la logica del buon senso per cedere il passo a quell’emblematica ossessione di apparire generata dai social: una foto in bikini, con il decolleté in bella mostra, tre hashtag semplici, ma “attuali” e “al passo con i tempi”. #PrayforNizza #PrayForPuglia #Ripinpace. Ostenta “devastazione”, mentre si gode la tintarella all’indomani di due tragedie che hanno stroncato innumerevoli vite, ma senza trascurare la folta chioma bionda.

Commemorazione online ed eseguita “con successo”, l’ego si gasa in maniera direttamente proporzionale al numero di consensi che qual pensiero “profondo”, ma mai quanto la scollatura, riesce a catturare. Così, i ragazzi di oggi, si sentono socialmente partecipi alle dinamiche politiche e non solo che designano le sorti del mondo, miscelando un’inconsapevole superficialità agli hashtag più in voga.

Questa è la generazione che vive nella convinzione di cambiare il mondo con un clic e con un selfie.

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