Il nuovo modo di leggere Napoli

I rischi che corre una 15enne che s’innamora del ragazzo sbagliato nell’era del 2.0

di / 0 Commenti / 3620 Visite / 25 luglio, 2016

1824093_stuprata_ragazzinaHai 15 anni e il cuore ti batte per la prima volta pensando a un ragazzo, ma i 15 anni di oggi sono terribilmente spogli di quell’involucro di candida ingenuità che ha contraddistinto le teenager dell’era in cui il “Cioè” era più quotato di facebook e pensieri ed emozioni si comunicavano attraverso “gli squilli”, ovvero, una fugace chiamata persa sul cellulare e confidati alle pagine del diario segreto, meticolosamente chiuso a chiave con il lucchetto.

A 15 anni, oggi più che mai, il sesso non è più un tabù e con l’industria del porno a portata di mano, poco o nulla resta da scoprire ai giovanissimi.

L’età media in cui si perde la verginità si è abbassata vertiginosamente: molte 13enni di oggi sono già amanti esperte e navigate.

Il sesso: il motore di tutto, capace in molti casi e in molti ambiti di sopraffare la meritocrazia, di soggiogare e forgiare più o meno giovani menti rendendole schiave del piacere e del desiderio, giungendo, nei casi più estremi, perfino a traghettarle verso esperienze e vicissitudini devastanti e distruttive.

Filmata e ricattata dal suo stesso fidanzatino e violentata da un gruppo di coetanei: questo l’epilogo della storia alla quale si fatica ad affrancare la parola “amore” che ha per protagonista una 15enne di Pimonte, un paesino in provincia di Napoli, a ridosso della penisola sorrentina.

Una vicenda emersa solo in seguito alla denuncia della giovane a danno del suo fidanzatino ed altri 10 coetanei, per i quali sono scattati gli arresti questa mattina al termine delle indagini dei carabinieri di Pimonte, che insieme ai colleghi di Gragnano e Vico Equense, coordinati dal Nor Castellammare di Stabia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale per i Minorenni di Napoli nei confronti degli 11 indagati, tutti minorenni, accusati di violenza sessuale di gruppo.

La violenza – secondo quanto raccontato dalla ragazzina – risale ad alcune settimane fa, quando, dopo che è stata filmata con un cellulare dal fidanzatino durante un rapporto sessuale, la 15enne è stata costretta ad aver rapporti con gli amici all’interno di un box auto. Il fidanzato, infatti, l’avrebbe ricattata dicendole che se si fosse rifiutata il video del loro rapporto sarebbe finito su Internet. Il branco ha filmato anche la violenza, facendo circolare successivamente il video sulle chat di Whatsapp. Le indagini proseguono per accertare se ci siano stati altri episodi di violenza.

Il pm ha ascoltato la ragazza affiancato da una psicologa e ha raccolto alcune testimonianze sull’accaduto, grazie alle quali si è arrivati all’identificazione degli 11 arrestati. Il gruppo è stato trasferito in comunità di recupero, tra loro ci sono anche i figli di due pregiudicati dei Monti Lattari. Nei confronti di un 12esimo membro del gruppo, minore di 14 anni, la Procura presso il Tribunale di Minorenni di Napoli procede separatamente.

Una vicenda che lascia emergere una nuova, macabra e dilagante moda: filmare scene di rapporti sessuali per ricattare o umiliare la partner.

In molti ricorderanno cosa accadde quando su whatsapp approdò il video pioniere di questo nuovo trend: l’ormai celeberrima Tiziana Cantone, filmata mentre praticava un rapporto orale all’amante e dava del “cornuto” al fidanzato. In quel caso, la giovane, seppure in stato di palese ebbrezza, era consapevole che il partner del momento stesse filmando la sua “performance”. Qual video, diventato virale nel giro di pochi giorni, fu un autentico tormentone. Parodie, sfottò, imitazioni: una scena di sesso tramutata in uno sketch comico che, a rifletterci, poco o nulla ha a che spartire con l’ironia “genuina”.

Un segnale, il primo e vibrante monito che lasciava intravedere il doppio volto del nuovo modo di comunicare: capace di rendere popolare un video in pochi secondi, tramutandolo in un tormentone. E “la popolarità” non sempre fa gola, soprattutto quando l’etichetta che si rischia di abbracciare è pesante e tutt’altro che edificante.

Nell’era del 2.0 basta possedere un telefono munito di videocamera per rovinare la vita di una ragazzina: foto e video che immortalano attimi di intimità e quella partner di tramuta in una “vittima-preda”. La paura e la vergogna di raccontare quel ricatto, associate a quelle insite nell’idea di vedere sputtanati quegli attimi di intimità, sbattuti in faccia al mondo grazie al web. Video diffusi in rete e che rimbalzano di telefono in telefono: dai coetanei agli attempati pervertiti, chiunque può accaparrarsi la parte più intima e pudica di una ragazzina, pigiando il tasto play.

Un’eventualità che pesa come un macigno sulla fragile sicurezza di un’adolescente e che, in ogni caso, sancisce quel punto di non ritorno che consegna la più amara delle certezze: comunque vada, niente sarà più come prima per quella ragazza di appena 15 anni.

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