Il nuovo modo di leggere Napoli

Andiamo a comandare: okay, perché?

di / 0 Commenti / 341 Visite / 31 agosto, 2016

Il filo che separa i tormentoni estivi dai tormenti è molto labile e si assottiglia col passare degli anni.

Nonostante non mi possa definire anagraficamente vecchia, ho una profonda nostalgia per le vecchie canzoni innocue, quelle col “sapore di sale” che svanisce a morsi di matita sui banchi di scuola.

Adesso le cose sono cambiate: l’estate dei digitali nativi svende one-hit a tutto spiano e la fantasia dei loro autori non si esaurisce mai. Anche al costo di ritrovarci a parlarne per giorni e mesi interi come se si trattasse di un nuovo allunaggio dagli Stati Uniti. Gli shuttle stanno però ben lontani dalle tangenziali.

È quello che ha imparato Fabio Rovazzi, come pure Matteo Salvini e tutti i ragazzini nel cortile di casa che hanno scoperto di poter ballare. Certo, con poco stile ma l’importante è andare a comandare divertirsi.

Tra ruspa e trattore non metterci il politico

Che all’eurodeputato Matteo Salvini non piaccia tenersi aggiornato e giovane non si può dire: con oltre un milione e mezzo di “mi piace” su Facebook e quasi 290mila seguaci su Twitter, ha sempre adoperato i social network per informare i suoi elettori di qualunque età.

Ma fuori dallo schermo del pc? Non è poi tanto diverso: ieri il segretario della Lega Nord ha fatto sua la hit Andiamo a comandare” di Fabio Rovazzi nella festa del partito a Pontirolo Nuovo (Bergamo). Il risultato? Gli è salito l’andare “a governare, con la ruspa in tangenziale” -cambiando il veicolo ma non il concetto- e di ballare insieme ai giovani lì presenti.

Fabio ci aveva avvertito: quell’andare è veramente contagioso e perfino i politici non ne sono immuni. Ma quali sono gli esordi di questa malattia? Chi è il paziente zero e come si diffonde principalmente?

Il Yout-autore e i “nuovi mostri”

Quattro anni di liceo artistico, una capigliatura da ragazzo normale e un canale Youtube: questo è l’identikit di Fabio Rovazzi, nato a Milano nel 1994, che passava il tempo a fare video comici prima di entrare nel mondo della musica mainstream. Attenzione, non è un cantante. No, neanche un food-blogger o top model in incognito. Non incute timore né si pavoneggia, Fabio potrebbe essere l’amico di tutti, anche dei rapper Danti del duo Two Fingerz e Merk & Kremont che l’hanno aiutato a scrivere e produrre il suo primo singolo.

Il brano è stato pubblicato il 28 Febbraio ma era rimasto all’oscuro fino all’inizio dell’estate, quando ha totalizzato quasi 61 milioni di visualizzazioni, vinto un disco d’oro e platino e invaso la testa degli italiani. Le parodie fioccano sui social network, come quella dei Panpers che ritrae in 188 secondi la cultura facebook-pop degli ultimi due anni, e ancor di più le soluzioni di puro marketing come le magliette.

Il testo facile da ricordare al primo ascolto è accompagnato da un balletto ancora più semplice: incurvare la schiena all’indietro, lasciare le braccia penzolanti e molleggiare la testa fino al fatidico ritornello. Fan e haters inneggiano al “balletto ignorante” con un testo che stimola la fantasia più basic e perfino povera.

Niente canne, niente giri di cicchetti sofisticati né Lamborghini di lusso con cui sfrecciare per Miami Beach: il trattore in tangenziale è ribellione e al contempo conformismo, populismo e inno all’everyman di cui ci parlava Umberto Eco. Fabio non si fa illusioni su fantomatiche ascese economiche e sogni in grande stile, ma si adagia sulla quotidianità fatta di selfie mossi e una testa che ogni tanto va fuori di matto, pur mantenendo un equilibrio da degna autarkeia oraziana: tutto va bene purché con moderazione, anche andare a comandare. Non si sa bene cosa né come, ma fintanto nessuno si fa del male non vi è problema.

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)