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Un nuovo “caso Mastrogiovanni” ad Acciaroli?

di / 2 Commenti / 354 Visite / 15 novembre, 2016

imageIl caso di Francesco Mastrogiovanni, detto “Franco”, scosse l’opinione pubblica e mediatica. E non poco. Le immagini che narravano l’agonia, le torture e il martirio che hanno sopraffatto la vita di quell’uomo, sono ancora più che nitide negli occhi e nelle coscienze di chi ha saputo e voluto indignarsi per quanto accaduto tra i monti cilentani.

L’uomo, maestro di scuola elementare di professione, è morto, legato mani e piedi a un letto, dopo un agonia di 87 ore nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania.

Fu ricoverato dopo aver fatto un bagno senza vestiti in mare cantando strofe anarchiche. Ricoverato in seguito a un TSO il 31 luglio 2009, è morto per edema polmonare nella notte del 4 agosto, dopo un’ininterrotta contenzione chimica e meccanica di oltre 80 ore.

Poche ore fa, i giudici della Corte d’Appello di Salerno hanno emesso il verdetto di secondo grado a carico dei medici e degli infermieri imputati per la morte del maestro elementare di Vallo della Lucania. Gli undici infermieri, assolti in primo grado, sono stati condannati, ciascuno di loro ad un anno e tre mesi di reclusione, pena, però, sospesa. Sconto di pena invece per i medici condannati dal tribunale in quanto sono state riconosciute le attenuanti generiche. Per loro l’accusa è di falso in atto pubblico. Per tutti pena sospesa e sospese anche le misure interdittive.

Il video integrale delle ore di costrizione nel reparto psichiatrico di Mastrogiovanni furono diramate da tutti gli organi di stampa nazionale. In attesa della sentenza, il Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni aveva lanciato la campagna #DiamoVoceaFranco, per non dimenticare lui le altre persone decedute negli ultimi anni durante Trattamenti Sanitari Obbligatori.

Il pericolo che si ripeta un altro “caso Mastrogiovanni”, tra le montagne di Vallo della Lucania e le coste cilentane, è un’ipotesi tutt’altro che remota.

Durante l’estate scorsa, ad Acciaroli, frazione del comune di Pollica, si è infatti fatto pericolosamente spazio, tra la quiete dei turisti in vacanza, il dramma di un altro cilentano costantemente sottoposto al TSO.

Si tratta di V.M., di San Mauro Cilento, frazione di Montecorice, una vera e propria celebrità tra le strade di Acciaroli. Bagnino in età giovanile, in seguito ad un incidente maturato proprio mentre stava prestando servizio, il quarantenne da decenni è affetto da problemi psichici e viene ciclicamente sottoposto proprio al trattamento costato la vita a Mastrogiovanni. Figlio di genitori anziani, l’uomo quest’estate ha manifestato comportamenti violenti ed aggressivi, denudandosi in pubblico in ben due occasioni: la prima volta di notte, nel giardino di un bar del paese, frequentato fino a tarda ora dai vacanzieri amanti delle ore piccole, la seconda volta in spiaggia, davanti a bambini e famiglie atterrite. E non è tutto: l’uomo si è reso autore anche di aggressioni a carico di cani randagi, molestie sessuali nei confronti di minori.

Più volte le forze dell’ordine venivano allertate da villeggianti che denunciavano la condotta anomala, molesta e violenta dell’uomo che è solito fare uso e abuso di stupefacenti in luogo pubblico, ma gli uomini in divisa sono intervenuti solo quando in spiaggia la situazione è degenerata e l’uomo era stato allontanato di forza dalla spiaggia da alcuni bagnanti, tra le lacrime di orrore e terrore dei bambini.

Ricoverato presso una struttura ospedaliera ubicata poco distante da Vallo della Lucania, sottoposto a TSO e rilasciato dopo una manciata di giorni, l’uomo è tornato nuovamente ad aggirarsi indisturbato tra abitanti e bagnanti. Più incattivito e malintenzionato di prima.

Scongiurato il pericolo che questa vicenda potesse “rovinare” la vacanza a qualche turista, il problema adesso grava solo sulla serenità degli abitanti del comune cilentano, come ha ben spiegato una dottoressa che presta servizio nella guardia medica di Acciaroli. Si tratta di una giovane ragazza che lamenta la puntuale incursione notturna dell’uomo che si attacca al campanello fino a quando la dottoressa non apre. Durante il periodo estivo, la giovane donna beneficia della presenza del personale paramedico che piantona l’ambulanza, però, con il sopraggiungere dell’autunno, resta sola a gestire un’autentica “variabile imprevedibile” e non nasconde la sua paura.

Un caso controverso, quello di V.M., perché sottolinea “il timore” delle parti chiamate in causa nel prendere una posizione netta e decidere delle sue sorti, attuando un provvedimento risolutivo. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di quella “gatta da pelare”: Mastrogiovanni docet.

Dal suo canto, l’uomo sembra tutt’altro che inconsapevole della sua condizione e da alcune sue dichiarazioni ed atteggiamenti, trapela la lucida e piena coscienza dell’” immunità” derivante dal suo status di persona affetta da problemi psichici, “grazie a Mastrogiovanni”.

2 Commenti

  1. Un nuovo “caso Mastrogiovanni” ad Acciaroli?
    Non ci risulta che Franco abbia tenuto comportamenti come quelli attribuiti a V.M.!

    “Grazie a Mastrogiovanni”?
    Invece di concludere con queste parole l’articolo, individuate le responsabilità nelle strutture pubbliche che, con professionalità (ed umanità), dovrebbero svolgere la loro attività per dare una risposta ai soggetti a disagio! Se è vero che viviamo in un paese civile!

    Vincenzo Serra – cognato di Franco e promotore comitato giustizia per Franco

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    • Il nostro intento è proprio quello di spiegare le incongruenze che tuttora emergono nel sistema in casi come questo e che sembrano non aver tratto alcun monito da quanto accaduto a suo cognato.

      Redazione Napolitan

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