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Roma: ergastolo per la guardia giurata che uccise e bruciò la sua ex fidanzata

di / 0 Commenti / 198 Visite / 6 maggio, 2017

combo-sara-obbl-u43040552767777gce-u43190165206397yni-593x443corriere-web-roma Sara Di Pietrantonio, 22enne studentessa di economia, è stata uccisa il 29 maggio 2016 in via della Magliana a Roma.

Tramortita, strangolata e poi bruciata dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, guardia giurata di 28 anni che non accettava la fine della loro relazione.

L’uomo, reo confesso, è in carcere dal giorno successivo alla morte di Sara. I due avevano avuto una relazione durata un paio di anni, allontanandosi e riavvicinandosi a più riprese. Tre settimane prima dell’omicidio la giovane aveva lasciato Paduano definitivamente e aveva intrapreso una nuova relazione.

“Ti rovino la vita a te e a lui, tu devi soffrire come stai facendo soffrire me”, le aveva detto l’ex fidanzato, nei giorni che hanno compiuto l’estremo gesto.

Il 28 maggio si erano visti nel pomeriggio, a casa di lei, avevano parlato e Sara, stanca delle continue minacce e pressioni, aveva ribadito che era davvero finita.

Quella sera stessa, mentre era di turno come vigilantes nel quartiere Eur, Paduano ha lasciato il posto di lavoro ed è sara-di-pietrantonio1-770x601 andato sotto casa del ragazzo che Sara frequentava. Ha aspettato che la giovane lo riportasse a casa, e quando si è allontanata in auto, Paduano l’ha seguita. Lei inizialmente non si è accorta di nulla, ha mandato un messaggio alla madre comunicandole che di lì a poco sarebbe arrivata a casa.

La guardia giurata ha speronato l’auto dell’ex fidanzata, costringendola a fermarsi. I due hanno litigato e lei ha tentato di fuggire. Paduano ha dato prima fuoco alla vettura, poi ha inseguito Sara, l’ha tramortita, strangolata e bruciata. La ricostruzione è stata confermata dall’autopsia.

Paduano, dopo aver negato a lungo, ha confessato l’omicidio. A novembre 2016 l’avviso di conclusione delle indagini: i pm gli hanno contestato l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e lo stalking. Secondo gli inquirenti l’uomo non cessava di perseguitare la ragazza con mail, chat e sms.

sara-di-pietrantonio Il fidanzamento si era poi interrotto definitivamente quando si era trasformato in un qualcosa di morboso ma la giovane, per non rompere del tutto i rapporti con una persona che aveva presentato pure alla madre, aveva concesso a Paduano quella sera l’ennesimo appuntamento senza immaginare minimamente che lui si portasse appresso una piccola tanica di benzina per chiudere i conti.

La Procura di Roma, che ha impiegato pochissimi mesi per completare l’indagine, ha ricostruito andando a ritroso un contesto di minacce subite da Sara che l’ex pretendeva di controllare a distanza, monitorando ogni suo movimento e ogni sua frequentazione. Sette giorni prima dell’omicidio, infatti, la ragazza ebbe un acceso diverbio con Paduano che arrivò a strattonarla ripetutamente per un braccio perché lei non aveva risposto ad alcuni suoi messaggini. Un episodio che scosse non poco Sara che confidò la sua preoccupazione alle amiche e al nuovo ragazzo.

C’è un messaggio terribile tra quelli ritrovati nel cellulare di Sara. Lei scrive: «Perché vuoi uccidermi?». E lui: «Servirebbe a qualcosa?».

Fra loro un rapporto «normale fino a metà del 2015» dicono gli atti degli inquirenti. Poi Sara osa dare un bacio al suo  5679omicidio_roma_sara_di_pietrantonio_pontilenewsex che festeggia il compleanno e da allora in poi, ricostruisce la Procura, «il controllo di Vincenzo su Sara aumenta in modo esponenziale nel tempo assieme al sentimento di gelosia» che si sposta dall’ex fidanzato al nuovo ragazzo di lei. Vincenzo la strattona di fronte agli amici per farla salire in macchina, le dà uno schiaffo davanti a tutti.

Un giorno, dopo le insistenze via WhatsApp per incontrarla Sara gli risponde: «Ho paura di te dopo quello che mi hai fatto! Ma sono convinta che tu mi debba delle scuse. Sì, ti voglio vedere, voglio sentire cosa devi dirmi…». Pur di vederla Vince prova a mediare: «Pensavo che se davvero hai paura, un luogo affollato dovrebbe farti stare tranquilla». E lei, che quando è con gli altri si rende conto dei rischi che corre, con lui fa l’errore di credere al suo tono rassicurante. Gli dice: «Non ho paura che tu mi uccida! Ho paura di come puoi comportarti e del fatto che martedì ho l’esame di diritto». Scrive il pm Maria Gabriella Fazi: «La ragazza cercava in ogni modo di tranquillizzarlo e assecondare le sue continue richieste».

c65919066f4ccf9e4222d7e835cc22fb_mgthumb-interna Il 5 maggio Paduano è stato condannato all’ergastolo, a conclusione del processo tenutosi con il rito abbreviato.

La sentenza è stata emessa, a conclusione del processo tenutosi con il rito abbreviato, dal gup Gaspare Sturzo.

“Si tratta di una sentenza giusta e morale. Un primo gradino importante. Ho vissuto in apnea per circa un anno adesso una boccata d’aria fresca ma tornerò subito in apnea perché Sara non me la ridarà nessuno”. Così Concetta, la mamma di Sara Di Pietrantonio, commenta la condanna all’ergastolo di Vincenzo Paduano. “Non si è mai pentito – aggiunge –  non ha mai raccontato cosa ha fatto, è stato semplicemente costretto ad ammette, di fronte alle prove evidenti, quello che è successo”.

In questo caso, come spiega l’avvocato del papà della vittima, il giudice ha confermato il capo di imputazione, omicidio volontario, e tutte le aggravanti contestate – dalla premeditazione allo stalking. E’ dunque sulla base di questi elementi che si è arrivati alla condanna all’ergastolo semplice, senza l’aggravante dell’isolamento diurno.

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