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Morire di otite a sette anni, nel terzo millennio, in un paese sviluppato: perché?

di / 0 Commenti / 469 Visite / 30 maggio, 2017

2468152_1159_otite Francesco Bonifazi era un bambino di 7 anni con un visetto tenero e paffuto. Il suo volto e la sua morte prematura hanno commosso l’Italia intera: il piccolo è deceduto lo scorso 27 maggio all’ospedale pediatrico Salesi di Ancona per un’otite curata con metodi omeopatici ed è morto per un’encefalite. Questa la prima indiscrezione sull’autopsia durata quasi quattro ore. Si aspettano i risultati degli esami istologici e le analisi sui preparati omeopatici presi dal bimbo durante la malattia per capire le cause dell’infezione all’encefalo.

All’esame, iniziato alle 12:00 e affidato al medico legale Mauro Pesaresi, hanno partecipato anche Loredana Buscemi, perito nominato dai genitori del piccolo, e quello nominato dall’omeopata Massimiliano Mecozzi, che si occupava del bambino da quattro anni.

Sono distrutti e per il momento non intendono rilasciare dichiarazioni, almeno fino al funerale: i genitori e i nonni di Francesco scelgono il silenzio e chiedono che sia rispettata la sofferenza dell’intera famiglia.

“I miei assistiti non vogliono parlare, è un momento difficile e preferiscono farlo solo quando ci saranno le condizioni – ha detto il legale dei nonni, Federica Mancinelli – e questa è la linea decisa anche dai genitori”, assistiti dall’avvocato Federico Gori.

Un silenzio che arriva dopo lo sfogo del nonno materno di Francesco, Maurizio Olivieri, che nei giorni scorsi aveva attaccato l’omeopata dalla pagine del Resto del Carlino, dicendo che lo avrebbe denunciato: “Mia figlia e mio genero si fidavano ciecamente di lui. Ma poi quando Francesco ha cominciato a peggiorare, Mecozzi ha spaventato a morte mia figlia. Le ha detto che all’ospedale gli avrebbero somministrato tachipirina con la conseguenza di farlo diventare sordo. La notte del ricovero, dopo che il piccolo nei giorni precedenti aveva avuto 39 di febbre e vomitava, mia figlia ha mandato anche un video al dottore dicendogli che il bambino stava entrando in coma. Lui le ha risposto che non si opponeva al ricovero, ma ormai l’infezione gli aveva invaso la testa. Io dico che non c’entra l’omeopatia, c’entra solo lui e il suo delirio d’onnipotenza. E per questo la pagherà”.

Lo stesso riserbo è chiesto da Massimiliano Mecozzi. Il suo legale, Maria Lucia Pizza, raggiunta al telefono ha dichiarato: “Mi chiedete come sta il mio assistito, come volete che stia? È vicino alla disperazione della famiglia e per questo vi chiediamo rispetto”.

Sia i genitori, due commercianti di Cagli, che l’omeopata hanno ricevuto un avviso di garanzia per concorso in omicidio colposo dalla Procura di Urbino che ha inoltre perquisito le loro abitazioni, sequestrando documenti, farmaci e ricettari. Al vaglio anche il passato di Mecozzi, che a metà degli anni Duemila aveva abbandonato l’ordine dei medici per avvicinarsi a “Roveto ardente”, un’associazione religiosa e mistica che professava la guarigione dalle malattie con l’imposizione delle mani. Dopo la fine della setta, e le indagini per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, Mecozzi è tornato a esercitare la professione. Sul caso è intervenuto il presidente dell’Ordine dei medici di Pesaro e Urbino, Paolo Maria Battistini, che ai microfoni di Radio 24 ha dichiarato “Mi confronterò con l’ufficio legale domani mattina e sicuramente chiameremo il medico in audizione. Dopo che avremo ascoltato il medico e le sue controdeduzioni deciderò in prima persona se dare inizio al provvedimento disciplinare, quindi l’eventuale provvedimento disciplinare sarà preso dalla commissione apposita insita all’ordine dei medici».

L’otite è un’infiammazione che colpisce la parte interna o esterna dell’orecchio. Di solito il medico consiglia una cura con antibiotici o cortisone, ma i genitori di Francesco hanno preferito non affidarsi alla medicina tradizionale e al suo pediatra.

Troppo tardi, però, si sono accorti che Francesco non guariva, anzi peggiorava sempre più. La corsa all’ospedale di Urbino prima e a quello di Ancona dopo è stata inutile: il batterio aveva intaccato anche il cervello e i medici non hanno potuto far altro che constatare la morte cerebrale del piccolo. La famiglia ha deciso la donazione degli organi: i reni e il fegato daranno speranza ad altri bambini bisognosi.

Ora su quei drammatici momenti che hanno portato Francesco verso un’agonia irreversibile dopo 15 giorni in cui la sua otite veniva curata con rimedi omeopatici ci sono testimonianze scioccanti, riportate dal Corriere, e che sono di aiuto all’inchiesta condotta dalla Procura di Urbino.

Il medico dell’ambulanza Mirko Volpi in servizio la notte del 24 maggio, quando i genitori chiamarono i soccorsi per il loro piccolo malato di otite, ha raccontato che l’omeopata Massimiliano Mecozzi insisteva perché il bambino non fosse condotto in ospedale e gli fosse somministrata una terapia domiciliare. Al rifiuto di Volpi, che si accorse che il bambino era da codice rosso, Mecozzi parlò con la mamma del piccolo Francesco raccomandando di non fargli somministrare antibiotici o tachipirina.

Sul conto di Mecozzi affiorano di giorno in giorno novità: prima la presunta appartenenza a una setta mistica – l’associazione Roveto Ardente di Varese – ora il fatto che l’Ordine dei medici di Pesaro non conoscesse neanche in base a quali titoli questo omeopata faceva l’omeopata. Un mix di irresponsabilità e fanatismo che ha finito con l’uccidere un bimbo innocente e inconsapevole.

Il calvario del piccolo è durato 15 giorni: gli era venuta un’otite bilaterale – un malanno di cui aveva sofferto altre volte – e la mamma e il papà lo avevano affidato come sempre alle cure del medico omeopata Massimiliano Mecozzi, di Pesaro, descritto da amici e colleghi come «persona serissima e di grande umanità». Dopo la tragedia, la direzione sanitaria dell’ospedale ha segnalato il caso alla Procura dei minori di Ancona. Il dottor Mecozzi seguiva Francesco da tre anni, si può dire avesse preso il posto del pediatra. «Fino all’età di 15 mesi aveva fatto tutte le vaccinazioni, poi però ha saltato i richiami», ha raccontato nei giorni scorsi il nonno, Maurizio Olivieri, al Resto del Carlino.

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