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7 aprile: la Giornata Mondiale della Salute ai tempi del coronavirus

di / 0 Commenti / 31 Visite / 7 aprile, 2020

_giornata_mondiale_della_salute_2020 Salgono a 94 i medici deceduti a causa del coronavirus, nel giorno in cui si celebra la “Giornata Mondiale della Salute”.

In totale, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati al 6 aprile, sono 12.681 gli operatori sanitari contagiati in Italia.

La giornata mondiale della salute quest’anno è dedicata agli infermieri. Ed è proprio la loro la categoria più colpita dall’epidemia. Più della metà degli infermieri, infatti, ha contratto il Covid-19. Da quando il virus è arrivato in Italia, 26 di loro sono morti e 6.549 sono stati contagiati. Ben 1.049 in più rispetto a sabato scorso. I dati sono stati resi noti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi). Sono cifre che spaventano ancora di più se si fanno le proporzioni con il numero totale dei positivi degli ultimi giorni. Fnopi sottolinea, infatti, che nel giro di 48 ore il numero dei casi tra gli infermieri è pari a un terzo dei contagiati totali nello stesso lasso di tempo. E indica che è la categoria sanitari

“La Giornata Mondiale della Salute ricorre quest’anno mentre l’intero pianeta è chiamato ad affrontare una pericolosa pandemia, causata da un virus ancora per molti aspetti sconosciuto e assai temibile soprattutto per la popolazione più anziana e le persone deboli, già affette da pregresse patologie”. Inizia così il messaggio scritto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata istituita dall’Oms e dedicata quest’anno agli infermieri e ai medici ostetrici.

“Tanti lutti e sofferenze hanno reso ancor più evidente il valore della salute, componente essenziale del diritto alla vita, presidio da preservare e rafforzare nella solidarietà tra i popoli, gli stati, i continenti. È proprio la valenza universale del diritto alla salute – continua il Presidente – che ci chiama a un impegno, a una corresponsabilità di carattere globale, mettendo da parte egoismi nazionali e privilegi di sorta al fine di dare alla cooperazione mondiale un impulso di grande forza per ciò che riguarda le cure, la ricerca, lo scambio di informazioni, la fornitura di strumenti capaci di salvare vite umane”.

Per Mattarella “l’umanità ha le risorse per debellare questo nuovo virus, come le ha per contrastare malattie e disagi particolarmente diffusi nelle aree più povere e dove l’ambiente ha subito danni maggiori. L’impegno solidale per la salute può diventare così – si legge nel messaggio – un vettore di pace e amicizia, capace di influenzare positivamente le relazioni tra i paesi”.

In questo particolare momento il pensiero del Presidente va ai tanti operatori sanitari in prima linea nell’emergenza. “Questa giornata, la settantesima, è dedicata agli infermieri e alle ostetriche. Le vicende drammatiche di questi giorni hanno mostrato – sottolinea Mattarella – di quanta generosità, professionalità, dedizione sono capaci gli operatori sanitari. Il nostro pensiero grato e riconoscente va alle infermiere e agli infermieri in prima linea, e con loro a tutti i medici degli ospedali e dei servizi territoriali, agli assistenti, ai ricercatori, a quanti operano nei servizi ausiliari: li abbiamo visti lavorare fino allo stremo delle forze per salvare vite umane e molti di loro hanno pagato con la vita il servizio prestato ai malati”

Infine il Presidente ha evidenziato il ruolo centrale dei Servizi Sanitari Nazionali che la pandemia ha evidenziato ancor di più facendo emergere decisive discrepanze nei diversi Paesi dentro e fuori dall’Unione europea. “I Servizi Sanitari Nazionali costituiscono capisaldi essenziali delle comunità. La qualità della vita e gli stessi diritti fondamentali della persona sono strettamente legati alle capacità e all’universalità del servizio alla salute. Ma le strutture da sole – conclude Mattarella – non basterebbero senza l’umanità e la responsabilità di chi vi opera: per questo il ringraziamento di oggi deve tradursi in un sostegno lungimirante e duraturo da parte delle nostre comunità”.

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