Il 10 giugno scorso, dopo il ricovero di febbraio e la richiesta avanzata dai suoi avvocati, i giudici del tribunale di Sorveglianza di Bologna avevano respinto il ricorso del boss alla sentenza dei magistrati di Reggio Emilia che, il 12 maggio, avevano rigettato la richiesta di detenzione ai domiciliari per motivi di salute, rispedendolo al 41bis. Il tribunale aveva spiegato che “le patologie di cui è portatore Raffaele Cutolo appaiono allo stato trattabili adeguatamente anche in ambiente carcerario“, oltre a tenere conto del fatto che “la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma“.

A spingere i giudici a rigettare la richiesta è stato anche il rifiuto del boss di Ottaviano di sottoporsi ad accertamenti medici che potessero dare maggiori indicazioni sulle sue condizioni di salute. “Abbiamo chiesto ripetutamente al magistrato di sorveglianza – aggiunge l’avvocato – di nominare un perito e non abbiamo risposte. Ho nominato un consulente di parte, un geriatra di Parma, ma il direttore del carcere ha respinto l’autorizzazione alla visita per motivi di opportunità, che non capiamo quali siano. Ho chiesto anche la possibilità di anticipare il colloquio mensile della moglie, previsto a fine mese, ai giorni di degenza, così che la moglie possa provare a convincerlo a fare gli esami e nemmeno questo viene autorizzato. Infine ho sollecitato con una serie di atti la fissazione dell’udienza sul reclamo, a Roma, contro il 41 bis, e ancora niente”.