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Non hanno i documenti per fare viaggiare il cane e lo abbandonano in aeroporto

di / 0 Commenti / 484 Visite / 7 dicembre, 2021

cane-abbandonato-jfk-1638269431976-638x425E’ diventata subito virale la storia di Kola, il cane abbandonato all’aeroporto dai padroni, sprovvisti dei documenti per farla viaggiare insieme a loro. Un episodio analogo a quello verificatosi di recente a Napoli, dove un pastore tedesco abbandonato in autostrada è stato salvato dall’intervento di una pattuglia della Polizia di Stato. Entrambi gli episodi sottolineano che quello dell’abbandono degli animali è un tema ancora caldo e contemporaneo.

Kola è stata abbandonata al JFK di New York, dove una famiglia si è recata presso lo scalo statunitense per imbarcarsi, quando hanno scoperto che tutti avevano i documenti giusti, tranne il cane.

Ne scaturiscono attimi di imbarazzo, ma soprattutto di panico.

La famiglia, invece di tornare a casa o chiamare una struttura che potesse accogliere la loro Husky di quattro anni, ha scelto di legare l’animale a un palo poco distante dall’ingresso dell’aeroporto, per poi prendere l’aereo.

Una scena incredibile che non è sfuggita agli altri viaggiatori. I testimoni, allibiti, hanno immediatamente allertato un membro della sicurezza aeroportuale del JFK.

Kola è stata subito trasportata presso un rifugio di Brooklyn, l’Animal Care Centers, per dare alla sua famiglia qualche giorno di tempo per reclamarla, come previsto dalla legge. Una seconda occasione che però non è stata colta dai suoi ex padroni: i tre giorni a disposizione per riavere Kola sono passati nel silenzio più totale. Ora gli ormai ex familiari dovranno fare i conti con la giustizia e rispondere del reato di abbandono.

Adesso l’animale è stato affidato alle cure della New York Bully Crew, un’associazione che si occupa delle tipologie canine considerate “potenzialmente pericolose”. La NY Bully Crew salva gli individui delle specie più stigmatizzate dai rifugi per affidarli a nuove famiglie consapevoli. L’Husky non rientra tra i cani ritenuti “pericolosi”, nel caso di Kola i volontari sono intervenuti dopo essere stati chiamati direttamente dall’agente dell’aeroporto.

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