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Servillo apre stagione del Teatro Stabile napoletano con “Le voci di dentro”

di / 0 Commenti / 108 Visite / 25 ottobre, 2014

3H_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEspositoA dieci anni di distanza dal successo di “Sabato domenica e lunedì”, Toni Servillo torna al lavoro sulla drammaturgia napoletana e in particolare all’amato Eduardo portando in scena “Le voci di dentro”, diretto e interpretato proprio dall’attore de “La grande bellezza” che tornerà sul palco insieme al fratello, Peppe Servillo, reduce dal successo riscosso lo scorso gennaio, da mercoledì 29 ottobre a domenica 9 novembre nel Teatro San Ferdinando di Napoli.

Un appuntamento con il quale il Teatro Stabile partenopeo, diretto da Luca De Fusco, inaugura la Stagione 2014/2015, omaggio alla figura e all’opera di Eduardo, a 30 anni dalla scomparsa, avvenuta a Roma il 31 ottobre 1984.
Eduardo De Filippo – spiega Servillo – è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare.
“Le voci di dentro” è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria ‘atomizzazione della coscienza sporca’, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.”

 

 

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