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L’oro di Napoli: Vittorio De Sica quarant’anni dopo.

di / 0 Commenti / 103 Visite / 13 novembre, 2014

“Il mio scopo è rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso della piccola cronaca, anzi, della piccolissima cronaca.”

 

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Vittorio De Sica. Si spense 40anni fa nel borgo  parigino di Neuilly sur Seine a 73 anni ed è ancora una  leggenda.

Fondatore del Neorealismo, fu il suo cinema a portare all’Italia i primi  Oscar e a fare di lui  il regista italiano più premiato. Portò alla ribalta attrici del  calibro di Sophia Loren e fu  inseparabile amico del grande Cesare Zavattini, con il quale scrisse le sceneggiature dei  suoi più importanti film.
Comincia a recitare in oratorio e la prima, vera, occasione arriva nel 1917 quando Edoardo Bencivenga gli offre una parte in Affaire Clemenceau. Da quel momento in poi la sua sarà un carriera tutta in salita. Attore magistrale, dà il meglio di se dietro la macchina da presa: non più interprete è libero di raccontare se stesso e la sua versione del mondo con risultati sorprendenti. “Sciuscià” e “Ladri di biciclette” gli valgono due Oscar. Alcuni anni  dopo, sempre sulla scia della poetica neorealista, gira “Miracolo a Milano” e il malinconico “Umberto D.”, pellicola considerata come il suo vero capolavoro.

Abbandonata la corrente neorealista, Vittorio De Sica si dedica a film più disimpegnati ma per questo non meno carichi di sensibilità e raffinatezza. Con” Il giardino dei Finzi Contini” vince un’ altro Oscar. Memorabile, divertente e commuovente anche la sua interpretazione al fianco di Totó ne “I due marescialli”.

Romano d’adozione,ma con cuore e sangue partenopei, De Sica è stato indubbiamente uno dei più grandi registi della storia del cinema, idolatrato anche dai mostri sacri d’oltreoceano che immancabilmente lo citano come esempio sublime di artista. Talentuoso e poliedrico incise numerose versioni dei classici napoletani. Di lui Disse Dino Falconi: “Vittorio De Sica cantava come soltanto un napoletano sa cantare”

Si definiva “nu cafone ‘e fora” e mai ha dimenticato le sue radici, da cui tanta arte ha attinto, ed è con la stessa fierezza che lo ricordiamo noi, il nostro  Vittorio, Oro di Napoli.

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