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L’Unione Europea lancia l’allarme: Calabria fanalino di coda per il livello occupazionale

di / 0 Commenti / 58 Visite / 3 marzo, 2015

lavoro

La disoccupazione scende ancora, per il secondo mese consecutivo, ma per il mercato del lavoro è forse troppo presto per parlare di una ripresa netta ed inequivocabile, ma tra fine 2014 e inizio 2015 un segnale di miglioramento sembra esserci stato, tale da far pensare che il peggio sia ormai alle spalle.

Nel 2014 la disoccupazione ha toccato comunque livelli record, mai visti da quasi 40 anni, a gennaio, il tasso è sceso al 12,6% dopo il 12,7% di dicembre e nella fascia tra i 15 e i 24 anni si è arrivati al 41,2%, il minino da agosto 2013. Anche l’occupazione è cresciuta, in modo quasi impercettibile rispetto a dicembre (+11 mila posti), ma in aumento dello 0,6% rispetto a gennaio dell’anno scorso.

La percentuale equivale a 131.000 occupati in più, un numero che, secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è sicuramente positivo, ma «non basta», come ribadisce anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Bene. Ma aspettiamo dati sempre migliori».

Infatti, a questa buona notizia si accosta l’ultimo rapporto di Eurostat sugli indicatori relativi agli obiettivi fissati da Bruxelles per il 2020, che includono un tasso del 75% di popolazione occupata fra i 20 e i 64 anni, il quale riferisce che Campania, Sicilia e Calabria nel 2013 hanno segnato il livello di occupazione più basso di tutta l’Unione europea.

Oltre che in Italia, i livelli più bassi di lavoratori attivi nel 2013, sono stati registrati nell’area del Mediterraneo, in particolare nel Sud della Spagna, ma anche in Grecia, Croazia, territori francesi d’oltremare e città autonome spagnole di Ceuta e Melilla.

I dati negativi sono stati confermati dall’Istat. Secondo quanto emerge dal 2014, infatti, la Calabria, con il 23,4% si conferma la regione con il maggior tasso di disoccupazione d’Italia. In regione la disoccupazione cresce di un punto percentuale rispetto al 2013.

Si tratta di 160 mila persone, 69 mila donne e 91 mila uomini. Tra questi 22 mila (17,4%) sono laureati, 71 mila sono le persone che hanno perso il lavoro, 65 mila, invece, sono prive di alcuna esperienza e il 59,7% è costituito da giovani in età compresa tra i 15 ed i 24 anni. Nel resto d’Italia il tasso di disoccupazione in media è del 12,7%. Nelle province, a parte Cosenza e Crotone che registrano, rispettivamente, il 27,8% ed il 27,2%, una percentuale maggiore rispetto al 2013, le altre province hanno evidenziato una diminuzione della disoccupazione. Catanzaro è passata dal 21,1% del 2013, al 20,4%; Reggio Calabria dal 20,5% al 19,2% e Vibo Valentia dal 22% al 19,4% del 2014.

La provincia con maggiore occupazione è Catanzaro con il 44,2% di occupati. Le altre, che comunque migliorano rispetto al 2013, raggiungono il 38%. Si riduce di un punto percentuale il tasso degli inattivi che, con il 48,5%, scendono a 634 mila (400 mila donne e 234 mila uomini). Di questi il 25,6% sono laureati (32,2% donne e 26% uomini).

L’Eurostat ha evidenziato i numeri drammatici che riguardano anche la Campania e la Sicilia, ma è tutta l’area del Mediterraneo a registrate numeri inquietanti su cui occorre intervenire.

Altri Paesi con forti differenze interne a livello regionale sono Spagna e Francia, con un fattore dell’1,4. I più omogenei risultano invece Danimarca, Irlanda, Croazia, Olanda e Svezia.

L’impegno del governo per il mondo del lavoro si vede per il momento infatti solo a metà. Secondo lo stesso Renzi di strada ne resta ancora da fare, accelerando sui prossimi provvedimenti: piano per la banda larga, scuola e, in realtà, anche entrata in vigore vera e propria del Jobs act che, per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, potrebbe portare nel 2015 a 150 mila posti in più.

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