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Cosa ti lascia una guerra…

di / 0 Commenti / 371 Visite / 4 maggio, 2015

hazaraGholam è fuggito dal suo Paese quando aveva solo dieci anni, ma i ricordi della gente di Ghazni, dei loro volti, delle loro storie, di come la guerra si è impossessata della loro mente e delle loro famiglie, non lo hanno più abbandonato.

Avevamo raccontato la sua vita in un altro articolo (Un afghano in Italia: la storia di Gholam), adesso raccontiamo i flash che tornano come davanti agli occhi di questo ragazzo afghano, che odia le ostilità e sogna di restituire pace al suo luogo d’origine.
“Sembra che le due guerre mondiali non abbiano insegnato niente. Nel 1979-80 è scoppiata la guerra sia Iran e Iraq che in Afghanistan. Gli Stati Uniti aiutavano l’Iraq, la Russia comunista era dalla parte dell’Iran. In Afghanistan sono nati diversi partiti, in particolare i mujahidin (combattenti, appoggiati da Stati Uniti, Pakistan, Iran, Arabia Saudita) e hizbollah (il partito di Dio). Ma gli Stati Uniti e la Russia, impegnati nella guerra fredda, cosa c’entravano con l’islam? Perché definire i combattenti mujahidin ossia jihadisti? Poi è iniziata la guerra civile: in Afghanistan son tutti musulmani, ma son diventati tutti contro tutti! Erano gli Stati Uniti a mettere pashtun contro pashtun e hazara contro hazara? I Russi non sono riusciti ad avere potere in Afghanistan e ci hanno provato gli Stati Uniti. I nostri leader ti punivano se non partivi in guerra, difficilmente qualcuno partiva come volontario. In Afghanistan la tecnologia cambiava, arrivavano armi sempre più costose da Russia, Usa, Cina, Giappone.

Ghazni è una città piccola, con gente povera e gente ricca che col tempo si impoveriva.

Ricordo un uomo che era stato costretto a prendere parte alla guerra: un uomo normale, con un figlio bellissimo, una madre anziana, una moglie… Dopo aver combattuto è diventato pazzo. Ha perso la famiglia, si è allontanato dalla religione, non parlava più ed emetteva solo suoni come i neonati. Andava in giro per strada avvolto in lenzuola e senza scarpe, i suoi piedi erano come di plastica, come di animali, come chi ha perso la sensibilità dopo aver camminato scalzo su qualsiasi tipo di superficie… Spine, neve, sabbia, pietre, terra… Era pieno di pidocchi. Non mangiava cibi sani, ma accettava soltanto il pane che gli porgeva gentilmente qualcuno, oppure beveva l’acqua delle sorgenti. Sua mamma e sua moglie non lo accoglievano più in casa. Non valeva più nulla, era solo un vagabondo che aveva offerto servizio in guerra ed era tornato indietro in queste condizioni… Poteva essere mangiato da un animale, poteva morire senza essere ricordato più. Noi da piccoli gli lanciavamo sassi e lo prendevamo in giro e lui rideva e scappava. Nonostante tutto, non provava a suicidarsi. Chissà perché… Non era cosciente della sua sofferenza? La vita era troppo dolce, pur con tutte quelle difficoltà?

Dopo un anno sua moglie ha contratto la malattia del cancro. Aveva inizialmente come un brufolo al collo, nessuno se n’era accorto. I medici più preparati si trovavano solo in Pakistan e in India, ma lei non si poteva spostare, avendo una suocera anziana e un figlio piccolo con sé. Non poteva prendere medicine, non sapeva leggere nè scrivere, e spesso in farmacisti fornivano farmaci scaduti, senza poi ricevere alcuna sanzione. Ho in mente l’immagine di lei che spalava la neve da sola, perché lì l’inverno durava tanto e nevicava, nevicava…

Altri ex combattenti avevano la gola bucata e bevevano attraverso di essa. Non c’erano cure, si curavano da soli in qualche modo.

Un’altra ragazza prima era normale e poi il marito, tornato dalla guerra, ha iniziato a picchiarla. Con un colpo in testa è diventa matta, lui l’ha buttata fuori di casa e si è risposato. Lei dormiva con gli animali e parlava da sola… Indossava cinque o sei giacche e riempiva le tasche di qualsiasi cosa trovasse per strada. Rispetto alla prima persona di cui vi ho parlato, era un poco più cosciente: se le assegnavi qualche lavoretto, lo faceva volentieri, e in cambio accettava da mangiare o un posto caldo in cui passare la notte. Andava molto a pregare nei mausolei, poiché nelle moschee non la facevano più entrare: dicevano che era sporca e doveva essere pulita, ma avrebbero dovuto valutare anche il suo rapporto con Dio (non parlava male degli altri, non rubava ecc.). Era solita andare presso una montagna in particolare, dove dicono che Ali (cugino e genero del Profeta Mohammed, ndr) sia venuto col suo cavallo. Lì si tranquillizzava e parlava di meno”.

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