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Acerra: “l’artefice” della strage di ferragosto, tra accuse e silenzi

di / 0 Commenti / 388 Visite / 18 agosto, 2015

20150816_104710_hdfhdfAcerra, è sabato sera, una Ford Focus blu, guidata da Raffaele Iazzetta, 46 anni, viaggia sulla strada provinciale 23 tra Caivano e Gaudello. All’altezza dell’incrocio con via Muro di Piombo sembra che l’auto non si sia fermata allo stop e abbia centrato un autoarticolato.

Uno schianto e una famiglia distrutta. Per sempre. Il conducente, risultato poi positivo al test per la droga, è rimasto illese ed è tuttora sotto shock.

Sul colpo muore Raffaella Ciardiello, 65 anni, madre del guidatore. Analogo destino avvinghia la vita di sua moglie, Antonella Renga, 44 anni, che muore poco dopo all’ospedale Villa dei Fiori di Acerra. L’uomo si trova nello stesso ospedale, ricoverato sotto shock. Le due figlie Francesca, 15 anni e Rita 12, sono ricoverate in prognosi riservata in condizioni stazionarie nella Rianimazione dell’ospedale Santobono. La famiglia era tornata a casa per le vacanze. Iazzetta, nato a Casalnuovo, è residente con la famiglia in provincia di Reggio Emilia, a Casalgrande.

Rega il silenzio, dentro e fuori la vita di Raffaele. Non vuole parlare, non ci riesce. Ora la sua attenzione, la sua unica ragione di vita, le sue speranze sono legate alle sorti delle sue figlie, ricoverate in ospedale, al Santobono, ancora in coma farmacologico. Le loro condizioni erano apparse da subito gravissime. I corpi incastrati tra le lamiere estratti a fatica e posati sull’asfalto macchiato del loro stesso sangue, erano dilaniati, respiravano a fatica I primi soccorsi e la corsa disperata in ospedale. I familiari, non le lasciano mai sole, pregano e sperano che possano risvegliarsi da un momento all’altro. Il papà Raffaele, è stato al loro fianco in ospedale, crollando poco dopo averle viste immobili, distese in un bianco lettino. Si è sentito male ed è stato riaccompagnato a casa, rintanandosi dalla sorella, a Casalnuovo, lontano da tutti. A casa Iazzetta, nelle palazzine Iacp di via Pigna, dove vive Teresa, la mamma di Raffaele, a cui solo il giorno seguente è stata svelata l’amara realtà, regna il silenzio. La porta, al piano ammezzato è chiusa, le finestre calate come a voler chiudersi al mondo esterno a cui, davvero, non c’è nulla da raccontare. I vicini, chi lo conosce fin da ragazzino, nonostante la lontananza maturata con la decisione nel 2000 di trasferirsi al nord, chiedono notizie delle bambine, provano aconfortarlo. Tra le lacrime Raffaele prova a rispondere, ma riesce a dire ben poco. In uno sfogo ad un amico ricostruisce a fatica le fasi di quella tragica mattinata, raccontando dei soccorsi che lui stesso ha prestato per primo. Poi ci tiene a precisare che non ha colpe. Era stanco, sì. Era partito alle 3 del mattino dall’Emilia per trascorrere qualche giorno di ferie, dopo anni di assenza da Casalnuovo dove era venuto l’ultima volta nel 2012 per la morte del papà. Ma non era affatto sotto l’effetto di stupefacenti. Quanto emerso dal test che decreta la positività di Raffele alla cannabis, una realtà che potrebbe comportare anche l’insorgenza di eventuali sviluppi giudiziari.

Ad Acerra, al rione Gaudello, in quell’incrocio sulla provinciale, Raffaele non si è fermato allo stop, impattando contro un pesante autoarticolato, forse per distrazione, forse per la stanchezza, forse per l’euforia della giornata in famiglia che li attendeva, o più semplicemente perché annebbiato dai fumi dell’uso di sostanze stupefacenti. Oggi, il 46enne è indagato per omicidio colposo, e certamente il prossimo passo delle indagini, condotte dagli agenti del comando di Polizia Municipale di Acerra e coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, sarà un serrato interrogatorio all’unico superstite e testimone dell’ennesima “tragedia di ferragosto“.

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