Il nuovo modo di leggere Napoli

Vogliono farla sembrare Manhattan, ma è “semplicemente” il quartiere Vomero

di / 7 Commenti / 4743 Visite / 14 settembre, 2015

mangiare-al-vomero-lowcost Un signore incanutito che passeggia su un marciapiede col “cane da borsetta” al guinzaglio, versione Paris Hilton. Poco distante un’Audi, un feticcio che richiama universalmente l’idea di opulenza e sfarzo dei consumi, fende a velocità moderata una strada con le sue ricche vetrine.

Vogliono farla sembrare Manhattan, ma è semplicemente il quartiere Vomero di Napoli, precisamente fra Piazza Vanvitelli e Via Scarlatti. Sono le immagini che più colpiscono fra i fotogrammi di un servizio del Tg Cronache di La7 che lo scorso 12 settembre ha presentato quello che molti volevano vedere. Il servizio aveva lo scopo di raccontare le diverse realtà napoletane, dal quartiere alto-borghese a quelli popolari del centro storico e puntava volutamente a creare un effetto d’indignazione che generasse una cosiddetta “discriminazione rovesciata”, in cui l’abituale discriminato sveste i soliti panni e si trova a giudicare impropriamente una pluralità di soggetti sulla base di elementi esigui, come gli estratti delle interviste raccolte ai cittadini della “Napoli bene”.

Il perché dell’indignazione

La scelta da parte della giornalista di puntare microfono e telecamera su personaggi che in qualche modo rappresentassero l’immagine di un quartiere convenzionalmente riconosciuto come ricco e snob si rivela più una strategia mediatica che un’imprevedibile casualità. “Io sono nata e cresciuta qui. Non frequento le altre zone di Napoli e non vedo il motivo per cui dovrei uscire dal mio guscio”, dice una signora di mezz’età dal taglio curato e dai modi principeschi. Nulla in confronto ad un Gregory Peck nostrano (capello brillantinato, lenti da sole e giacca color cobalto) che, alla domanda se avesse amici alla Sanità o al Rione traiano, risponde seccamente “no” accompagnando alla sua dichiarazione una sibillina espressione di compiacimento. Paiono quasi personaggi da contorno al cospetto di una ragazza poco più che ventenne che, comodamente seduta al tavolino di un bar, sentenzia: “le persone restino nei propri quartieri. Ho sempre studiato nel mio quartiere, quindi non vedo il motivo per cui uno del Rione Traiano debba venire a studiare a Chiaia per il liceo”. Al diavolo la mobilità territoriale, insomma.

L’inganno dei media

Tralasciando la vacuità di certe affermazioni e soffermandoci sulla dubbia casualità degli intervistati di cui sopra, la domanda è: ci cascheranno i napoletani? I media nazionali sono abituati a raccontare la realtà partenopea attraverso voci e immagini stereotipate con l’obiettivo di confermare l’aura di una Napoli che affoga nel folclore, nel calcio e nella criminalità. Queste cose, sì, possono ingannare gli italiani. Ma anche il resto dei napoletani non vomeresi? Davvero credono che all’interno della propria città possa esistere un’oasi felice abitata da somari coi paraocchi che non solo non conosce nessuno oltre Piazza Vanvitelli ma che addirittura mal vede qualsiasi forma di “contaminazione”? Davvero credono che i vomeresi non si sentano figli della stessa Napoli? Al Vomero si sta bene, non bisogna essere ipocriti, forse anche meglio che in altre zone di Napoli altrettanto rinomate. Confondere però il benessere di un quartiere con un presunto senso di superiorità è un errore che il napoletano non può e non deve fare. Forse non tutti i gli abitanti del Vomero conosceranno persone della Sanità, ma di certo qualcuno della Sanità avrà amici anche al Vomero e sa, che lassù, ci vive anche gente normale.

7 Commenti

  1. Ho visto quel servizio. Non mi ha stupito: superficiale, apriorista e tendenziosa l’intervistatrice; qualunquisti, miseri e tronfi-di-niente vari degli intervistati. Desolante tutto.
    Eppure qualcuno ci si rispecchierà. Qualche abitante (spero pochi) dei quartieri di giù rivolgerà un pensiero livido e rancoroso a quelli di su; ma anche qualcuno di su ne trarrà un vacuo guizzo di orgoglio di appartenenza. Perchè ignoranza, pressappochismo, fame di cliché, imperano dovunque; e purtroppo l’onnipresenza mediatica, anzichè educare, gode a rafforzare gli stereitipi più beceri e inconcludenti.

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  2. Attento, stai attribuendo ai vomeresi le opinioni di due-tre persone scelte dal quel servizio di quel tg. L’acredine e la condiscendenza con cui scrivi dei vomeresi, tra l’altro, non rendono la tua analisi più profonda di quella del servizio a cui ti riferisci. Non è che il Vomero sia tutto cani da borsetta e Mercedes. Sei mai stato sulle scalette che da piazzetta Arenella salgono verso Domenico Fontana? O a Salita Arenella? Se anche vai in zone ricche, non ci trovi solo vomeresi ‘posillipini’. Intendo dire che c’è molta gente – ma molta, e te lo assicuro per averci vissuto più di vent’anni – che viaggia (e non per andare nei villaggi turistici a Sharm o in Tailandia), è di mentalità aperta, e ha una discreta cultura.
    Poi ti faccio un controesempio. Spesso mi è capitato di parlare con Erasmus che avevano preso casa alla Sanità, o ai Quartieri Spagnoli, o a Forcella. Se gli chiedevi perché avessero scelto proprio quei quartieri, ti rispondevano che è perché quella era “la vera Napoli” (oltre al fatto che gli affitti costano meno che altrove). A me ‘sta cosa della vera Napoli mi è sempre puzzata. Che significa ‘vera Napoli’? Che il Vomero, che Chiaia, che insomma tutto ciò che non corrisponde al cliché di Napoli col motorino con tre persone senza casco, con i panni stesi tra i palazzi, col bordello e la gente che urla, è la ‘finta Napoli’? Ovviamente la mia risposta è no.

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    • Se rilegge attentamente può capire che ha completamente travisato il senso dell’articolo. Non ho voluto attaccare i vomeresi bensì difenderli da un attacco generalizzato, frutto delle tensioni innescate da pochi testimoni accuratamente selezionati fra la folla.

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  3. Attento, stai attribuendo a tutti i posillipini atteggiamenti di chiusura mentale . Così non la si finisce più fatti,un giro a S.Strato se ti va.

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  4. Sinceramente, lavorando come dialogatore per una ong, di gente ne vedo tanta; con noi, in genere, danno il peggio di se stessi, ebbene dopo un po’ di tempo posso dire che in assoluto il quartiere dove si fermano meno persone, dove è più alto il numero di individui che nemmeno ti guardano, o piegano le loro facce ipocrite in espressioni di disprezzo (verso la proposta di aiutare una importante è nota ong) se solo provi, cortesemente, a salutarti, o addirittura rispondono male, è IN ASSOLUTO il Vomero. Persone maleducate, senza alcun rispetto per il lavoro altrui, spocchiose e arroganti fino al midollo. Odio lavorarci perché ogni volta già so che mi aspetta essere snobbato e maltrattato da gente grottesca, convinta anche di essermi superiore. Per quanto mi riguarda, il Vomero non è altro che un grosso e opulento condominio, ben tenuto e abitato da un sacco di “pezzenti sagliuti”, poveracci nell’animo. Contribuisce molto di più la gente “normale” nel centro storico che quella folla di passeggiatori con i loro cani-accessorio. Ne deriva una legge assoluta? Ovviamente no, ma porto la mia esperienza di persona che sta in strada ed ha continuamente a che fare con la gente, per quello che vale. Per quanto mi riguarda, ho accumulato talmente tanto livore che mi fa piacere sentire i vomeresi lamentarsi delle “orde” che arrivano con la metro di sabato sera.

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  5. Secondo Mè il discorso è un altro. Chi ha i soldi di solito è piu’ curato, ha piu’ cultura, ha atteggiamenti piu’ “a modo”, è piu’ elegante in tutti i sensi, parla anche inglese e, insomma, è piu’ cosmopolita e si trova MOOOLTO a disagio con chi inveve , pur essendo della stessa citta’ , proviene da quartieri degradati dove la scuola non la vedono manco “pittata”, dove ascoltano i “neomelodici” nel caso di Napoli e guardano programmi trash tipo “Il boss delle cerimonie” Ora…non è discriminazione o “razzismo” parola che oggi, nell’anno del Signore 2018, la mettono dappertutto anche quando non c’entra nulla, ma semplicemente non amano frequentare persone con le quali,a parte la cittadinanza, hanno ben poco in comune.

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  6. Il “Vomernella” (cioè il cuore del Vomero/Arenella che già da molti anni sono un unico quartiere/circoscrizione, ma tanti non lo sanno), è oggi molto cambiato. Son venuti a vlvivere qui molti “parvenue” che cercano di mimetizzarsi illudendosi che con i “soldi” ci si possa elevare socialmente. E meno male che non è cosi e non lo sarà mai! Oggi il “Vomernella” è ancora una zona dove sibsta abbastanza bene; anche se , come dicevo, parvenue, commercianti arricchiti e provinciali cafoncelli, hanno un po’ rovinato l’Ambiente che, diciamocelo senza ipocrisie, qui è stato sempre di ottimo livello. Purtroppo oggi tra smog, traffico, difficoltà di parcheggio, costi abitativi ingiustificati, le cose son peggiorate. Ma resta sempre, soprattutto il cuore del quartiere che abbraccia le 4 piazze (Vanvitelli/Fanzago/Medaglie d’Oro/Muzii), una delle zone più ambite e dove, nonostante tutto, si sta bene perché ci sono servizi che non trovi altrove (cinema,teatri,taxi,3 fermate metro,funicolari,stadio,supermarket aperti h24,librerie,palestre h24, etc. (Forse sono un po’ troppi locali “food”). E poi il “Vomernella” vanta ancora un alto numero di Laureati e Professionisti.

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