Il nuovo modo di leggere Napoli

Don’t touch San Gennaro!

di / 0 Commenti / 226 Visite / 28 febbraio, 2016

12654548_1663308623940938_9136870118916558068_nLa Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro dal Cinquecento custodisce il sangue prodigioso del Santo patrono di Napoli. Esiste da quasi cinque secoli, interamente laica, espressione della città aristocratica e popolare, ha dovuto, periodicamente e sistematicamente, parare i colpi giunti dalla Curia napoletana che ha sempre provato, nei secoli, a mettere le mani su una reliquia preziosa: le ampolle del sangue del miracolo e non solo. La deputazione sovrintende alle cerimonie del miracolo ed è diventata custode, per conto di Napoli, di tutto quanto riguarda il martire, Cappella e Tesoro compresi, e della quale fanno parte dieci rappresentanti della nobiltà di Seggio, la più antica di Napoli, proveniente dai cinque Sedili; due rappresentanti di quello che fu il seggio del popolo; e il sindaco di Napoli.

Ora l’attacco della curia è arrivato a un punto cruciale che potrebbe segnare un passaggio definitivo e, dopo cinque secoli, snaturare completamente il carattere laico di una istituzione che ha attraversato calamità, guerre e rivoluzioni, restando sempre fedele a sé stessa e al mandato firmato davanti a un notaio, nel 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, san Gennaro avrebbe sempre protetto la propria città.

Un autentico contratto con i napoletani. Appena un mese fa nelle mani dei deputati di via Duomo è arrivato un decreto del ministero dell’Interno, a firma di Angelino Alfano: «Equipara la deputazione a una Fabbriceria e rinomina arbitrariamente gli 11 deputati attualmente in carica, assumendosi un ruolo che non gli compete. Abbiamo tempo per opporci, entro il 4 aprile, ed è quello che faremo per bloccare un autentico fuor d’opera giuridico, amministrativo e storico». La battaglia che dura a tempo immemore, con l’arrivo a Napoli del cardinale Crescenzio Sepe, ha subito una forte accelerazione in virtù dell’attivismo del prelato che non ha mai fatto mistero della propria voglia di tenere sotto controllo tutto quanto afferisce, anche di striscio, al potere e agli interessi, reali o potenziali, della Curia.

Quindi, grazie ad Alfano, la missione di Sepe sarebbe compiuta: addio laicità della Cappella.

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