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ABC Napoli: ordigno esplode nel parcheggio della sede di Poggioreale

di / 0 Commenti / 305 Visite / 15 luglio, 2016

hqdefaultMercoledì 13 luglio intorno alle 10.00 è stato fatto esplodere un ordigno, seppur rudimentale, nel parcheggio dell’azienda ABC  che ha provocato il danneggiamento di un veicolo in sosta. Un fatto di inaudita gravità che solo accidentalmente non ha causato il ferimento di nessun dipendente in quel momento presente. Appare evidente come si tratti di una chiarissima minaccia rivolta ad un’azienda che garantisce un servizio pubblico essenziale e che costituisce un’esperienza unica in tutto il panorama nazionale essendo l’unico caso di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico in applicazione dell’esito referendario del 2011 e della volontà popolare.

ABC Napoli rappresenta anche un positivo laboratorio di gestione partecipativa di un bene comune come l’acqua attraverso il quale la collettività rafforza la propria consapevolezza e si riappropria di uno strumento decisionale fondamentale. Come movimento per l’acqua abbiamo sempre sostenuto che la gestione pubblica non deve rimanere confinata ad un’idea, pur essenziale, relativa alla natura giuridica di diritto pubblico del soggetto gestore, ma deve essere connotata dal procedere e dallo sviluppo della partecipazione della comunità locale.

Detto in altri termini il processo di ripubblicizzazione è fortemente connesso all’idea di democrazia partecipativa. Probabilmente sono proprio questi gli elementi che caratterizzano la gestione di ABC Napoli e che spaventano i soliti poteri forti.

L’esplosione dell’ordigno rudimentale ha danneggiato un furgoncino di Abc in sosta all’interno del parcheggio aziendale nella zona di Poggioreale. L’esplosione è avvenuta sul tettuccio dell’automezzo poco dopo le dieci di mattina, quando il furgoncino era vuoto. Il presidente della società, Maurizio Montalto, ha sporto denuncia.

Nell’esposto chiarisce di non nutrire sospetti circa l’identità dell’autore del gesto, ma racconta ai poliziotti di vivere giorni di preoccupazione per la sua incolumità. Timori provocati, riferisce, da una lettera che gli è stata indirizzata dai rappresentanti sindacali aziendali dei lavoratori dell’ex depuratore di San Giovanni a Teduccio. Sono oltre un centinaio, questi ultimi, e, secondo quanto prevedono 4 delibere approvate dal consiglio comunale, dovrebbero essere assorbiti da Abc. Montalto, però, ritiene che non ci siano al momento le condizioni economiche per procedere.

Palazzo San Giacomo finanzia l’operazione trasferendo ad Abc 4.900.000 euro per un anno, infatti, ed il presidente ipotizza che per gestire i lavoratori in arrivo e le stazioni di sollevamento che dovrebbero passare alla società — necessitano di interventi di ammodernamento e rifunzionalizzazione — occorrano circa 28 milioni di euro in tre anni. I dipendenti del depuratore, a loro volta, temono che il mancato passaggio in Abc pregiudichi il loro futuro occupazionale e da mesi, ormai, attaccano Montalto con toni sempre più aspri. L’ultimo atto è appunto la missiva del 12 luglio alla quale il presidente di Abc fa riferimento nell’esposto. «Signor Presidente — scrivono le rappresentanze sindacali aziendali — i lavoratori del consorzio di San Giovanni ormai hanno finalmente individuato con certezza che solo lei è il loro nemico per il mancato trasferimento in Abc e ciò è un bene, in quanto nei prossimi giorni avremo un obiettivo preciso contro il quale far sfociare la nostra tensione ed il nostro malumore». Espressioni assolutamente inaccettabili. Di qui, però, a stabilire una relazione tra il malumore dei lavoratori e l’episodio dell’ordigno ce ne corre e lo stesso presidente di Abc commenta: «Aspettiamo le indagini per capire chi ha commesso questo gesto camorristico».

“Intendiamo anche ribadire il sostegno, la solidarietà e la vicinanza di tutto il movimento per l’acqua ai lavoratori e alle lavoratrici, – si legge in una nota Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – al Presidente Maurizio Montalto e all’azienda nel suo complesso, convinti che è necessario proseguire la lotta a difesa dell’acqua e per una sua gestione pubblica e partecipativa proprio perché si tratta di una battaglia di civiltà che rifiuta la violenza e riafferma principi quali democrazia, solidarietà e il rigetto della supremazia del mercato e del profitto.”

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