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Quello che si cela dietro gli extracomunitari in attesa del bus in via Galileo Ferraris

di / 0 Commenti / 164 Visite / 9 ottobre, 2016

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Un sabato segnato dall’ennesima aggressione insorta su un bus da parte di passeggeri sprovvisti di biglietto.   

Ad avere la peggio, una guardia giurata che stava invitando due cittadini nigeriani a scendere dal mezzo in quanto sprovvisti di biglietto. L’intervento di quest’ultimo è stato richiesto sui controllori in servizio sull’autobus della Sita, che copre la tratta Napoli-Pompei-Scafati. I controllori, alla fermata di via Ferraris avevano più volte chiesto ai due nigeriani di lasciare il mezzo. Al loro rifiuto, hanno chiesto l’aiuto della guardia giurata ed è stato allora che è scoppiata la lite: i due hanno iniziato a picchiarlo provando anche a impossessarsi della sua pistola. Il vigilantes è riuscito comunque a liberarsi dai due, che si sono allontanati dal mezzo, e a chiamare rinforzi. Ma non è finita così: i due sono tornati sul posto e hanno iniziato a minacciarlo. Nel frattempo, sono sopraggiunti anche gli agenti della sezione “Volanti” dell’Ufficio Prevenzione Generale che hanno bloccato i due aggressori.

La guardia giurata ha riportato lesioni guaribili in 7 giorni.

Non è la prima volta che si verificano episodi simili a ridosso della fermata dei bus di Galileo Ferraris che hanno per protagonisti extracomunitari diretti nella zona dell’agro-Nocerina sarnese o a Battipaglia. La motivazione è facilmente spiegabile.

Gli extracomunitari residenti a Napoli rappresentano la stragrande maggioranza della manodopera impiegata nelle campagne di quelle zone, oltre che quella utilizzata “per il business” che tiene banco sulle spiagge dell’intera Costa cilentana.

Uomini reclutati per sobbarcarsi chilometri da percorrere sotto il sole battente traghettando, da una sponda all’altra, qualsiasi tipologia di oggetti: dai cappelli ai parei, senza tralasciare i carretti strapieni di giocattoli, oggetti per la casa e suppellettili varie.

La vita di chi lavora ni campi è altrettanto nota: abituati a spezzarsi la schiena per pochi euro all’ora. Una paga che diventa sempre più bassa, quanto più aumenta il loro disperato bisogno di arrancare qualche spicciolo. Motivo per il quale “la nostra” manodopera si rifiuta di lavorare nei campi, mentre loro, i migranti, accettano tutto e sono disposti a tutto, pur di accaparrarsi poco più di una dozzina di euro al giorno.

Partenza all’alba, rientro al tramonto. Una nutrita fetta di chilometri macinati ogni giorno, nel mezzo, incessanti ore di lavoro sfiancante e sottopagato, con tanto di percentuale da assicurare al “protettore”.

La fermata di via Galileo Ferraris viene letteralmente presa d’assalto da dozzine di lavoratori in nero che puntualmente danno luogo allo “strattonamento da disperazione”, perché loro quel bus non possono proprio perderlo, devo prenderlo, assolutamente. A tutti i costi e, il più delle volte, senza potersi permettere il costo del biglietto.

Lo scenario che si delinea è il seguente: gli extracomunitari invadono i bus, occupando i posti a sedere, seppure sprovvisti di biglietto e, molto spesso, quelli che non riescono nell’impresa, rimangono impiantati sul mezzo, pretendendo che parta, seppure sappiano bene che è vietato agli autisti trasportare passeggeri in piedi. Restano fuori i viaggiatori ordinari, provvisti di biglietto.

Allora, il compito dei controllori è assicurarsi che i passeggeri sprovvisti di biglietto cedano il posto a quelli che hanno il diritto di viaggiare regolarmente. Ma non è così semplice riuscirci e quanto accaduto durante la giornata di ieri lo dimostra e sottolinea, al contempo, che la questione migranti rivendica un’attenzione più ampia e meno grossolana.

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