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Omicidio Sant’antimo,il marito: è stata una disgrazia

di / 0 Commenti / 408 Visite / 23 ottobre, 2016

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Ancora una donna uccisa per mano del marito, questa volta a Sant’Antimo, dove la vittima, Stefania Formicola, 28 anni, è stata sparata brutalmente all’addome dal marito.

La tragedia è accaduta dopo 4 lunghi anni di inferno, trascorsi a quanto pare tra litigi continui, botte, e minacce. Mai però, è stata avviata una denuncia vera e propria, e quando ormai lei aveva avviato  le pratiche per chiudere definitivamente il matrimonio, è accaduto l’irreparabile.

Carmine D’Aponte, questo il nome dell’omicida, non si rassegnava alla fine del loro matrimonio. “E’ stato un incidente. Io amavo Stefania. La pistola che avevo l’ho rubata dal garage di mio suocero e anche le munizioni che mi hanno trovato in tasca:  avevo paura, lui ha provato a uccidermi!“.

Dunque, dal canto suo, la linea difensiva di Carmine D’Aponte sarebbe la disgrazia accidentale. Lo ha dichiarato durante l’interrogatorio di convalida del fermo nel  carcere, a Poggioreale.

E ancora: “mio suocero mi stava ammazzando in cucina, a casa sua, alla presenza del maggiore dei miei figli: se sono vivo, lo devo a Stefania: spostò la mano del padre all’ultimo momento e il proiettile uscì dalla finestra”.

Il colpo di pistola che ha ucciso Stefania è partito accidentalmente–  ha ripetuto l’uomo –  non volevo ucciderla, gli ho solo fatto vedere l’arma che portavo perché avevo paura di mio suocero, lei voleva sfilarmela dalle mani e così è accaduta la disgrazia. La mattina ci eravamo dati anche un bacio. Io l’amavo, non c’è stata nessuna lite, le avevo portato anche un regalino“.

Nonostante le sue dichiarazioni però, è stata ritrovata una vera e propria lettera testamento di Stefania: “Quando morirò, i miei figli ai nonni“.  È quanto aveva scritto la donna già nel 2013,probabilmente perché la donna sapeva dei rischi cui andava incontro, e anche sua madre che ha raccontato che era soltanto la paura delle conseguenze ad impedirle di denunciare il coniuge.

Alla mia morte, qualunque ne sia la causa, mio figlio deve essere affidato a mia madre e mio padre – ha scritto la giovane donna – e in caso di loro morte a mia sorella Fabiana“. Ciò delinea ancora una volta che, nonostante i tentativi di difesa del marito, i rapporti della 28enne con Carmine D’Aponte erano oramai da tempo difficili, sino ad arrivare al dramma.

Nel frattempo il gip ha convalidato il fermo per omicidio volontario e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. “Quella del gip era una decisione che ci aspettavamo – dice l’avvocato dell’indagato, Antonio Verdenei prossimi giorni presenterò ricorso al Tribunale del Riesame“.

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