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Direttiva Bolkestein: la protesta degli ambulanti, la replica del Comune di Napoli

di / 0 Commenti / 749 Visite / 2 dicembre, 2016

mercato-fuorgrottaBolkestein: tutto ha origine da questa parola, utilizzata per definire la direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato europeo comune, presentata dalla Commissione europea nel febbraio 2004, ed approvata ed emanata nel 2006. Venne così detta da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi, curatore e sostenitore della stessa.

La direttiva è organizzata su tre ambiti, concernenti l’eliminazione degli ostacoli alla libertà di stabilimento, l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi e, infine, l’instaurazione della fiducia reciproca tra stati membri. Un provvedimento che si ripropone di semplificare le procedure amministrative, eliminare l’eccesso di burocrazia e soprattutto evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità o per coloro che intendono stabilirsi in un altro paese europeo per prestare dei servizi.

Fin da subito, forte era il timore che la direttiva potesse causare del dumping sociale, ovvero stimolare una corsa al ribasso per quanto riguarda le tutele sociali, i diritti dei lavoratori e il livello delle retribuzioni. E questo è quanto rischia di accadere, ragion per cui, nei giorni precedenti, migliaia di ambulanti si sono riversati nelle strade delle principali città italiane per manifestare contro la Bolkestein.

Migliaia i venditori ambulanti, preoccupati per quello che potrebbe succedere dal gennaio 2017, quando le riforme della direttiva Bolkestein entreranno in vigore. Quando, cioè, in virtù dell’articolo 12 della direttiva, gli ambulanti dovranno partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze insieme alle società di capitali.

Quello che infervora ancor più gli animi è che le uniche due nazioni ad aver recepito la Bolkestein sono Italia e Spagna, quest’ultima ha approvato una proroga di 75 anni. L’Italia quindi resta l’unica nazione ad averla recepita in toto, allargandone le maglie attuative.

Per gli operatori ambulanti di Napoli, a partire da luglio 2017, tutte le concessioni afferenti l’occupazione di suolo pubblico dovranno essere messe nuovamente a bando per un’ultima e definitiva assegnazione di una durata massima di 12 anni. Al termine della scadenza tutte ritorneranno nella disponibilità dei comuni i quali si vedranno costretti ad esperire una procedura di assegnazione attraverso nubi bandi con evidenza pubblica, ciò significa che tra 12 anni un’intera categoria – oltre 30.000 imprese ambulanti scritte nelle CCIAA della Campania, di cui 4.000 nella sola città di Napoli, ma addirittura 196.000 in Italia – è destinata formalmente a chiudere la propria attività per decisione dello Stato e per poter sperare di continuare a svolgerà dovranno partecipare anch’esse ai bandi. Tra l’altro, non vi è alcuna certezza di pover avere riassegnati i posteggi nei quali hanno esercitato precedentemente. L’unico aspetto sicuro è che dovranno far fronte all’esborso di nuove, ingenti somme per poter sperare di avere di nuovo la connessione di suolo pubblico e con essa il rilascio della autorizzazione amministrativa per continuare a svolgere l’attività di ambulanti. Queste attività ambulanti, tra 120 anni al massimo, perderanno ogni diritto, decadranno i loro titoli confessori e le loro autorizzazioni amministrative ad esercitare nei mercati e, in sintesi, dovranno riacquistare la loro attività.

A spiegare lo stato d’animo e le perplessità dei rappresentanti della categoria è Giuseppe Vacca, presidente dell’Associazione degli ambulanti del mercato di via Califano di Ponticelli, quartiere della VI Municipalità del Comune di Napoli: “La legge è stata costituita per fare in modo che tutti i mercati si azzereranno. I titolari di posteggi che hanno pagato 10mila, 30mila o mille euro, verranno azzerati, verranno fatti di nuovo i bandi per i vecchi, ma anche per i nuovi operatori commerciali, quindi anche stranieri, quelli che non hanno nulla a che fare con il mercato esistente, può entrare perfino una società che ha interessi diversi per speculare intorno a questa situazione. E molti operatori che hanno comprato o che hanno vinto il bando precedente o eredi di posteggi creati dai padri, si vedranno azzerare i loro diritti. È una legge che manda in rovina tutti gli operatori e che guarda agli interessi di altri, dei sindacati in primis che molto spesso gestiscono i bandi, per tirare acqua al loro mulino.

I comuni che si sono impegnati a non accettare proposta della Bolkestein sono in stand by e si regoleranno di conseguenza, se il governo riesce a firmare il decreto per non farla passare.

Il comune di Torino è stato deciso nel non accettare la legge e userà le sue direttive per gestire bandi, concessioni e assegnazioni.

Durante la manifestazione alla quale abbiamo aderito lo scorso martedì 29 novembre, abbiamo avuto un incontro con il Prefetto, l’assessore al lavoro Errico Panini e il sindaco de Magistris che si sono detti favorevoli ad accogliere la nostra proposta, ma il mio pensiero personale e la preoccupazione maggiore è che lo Stato, in virtù del referendum, non farà passare definitivamente la legge e attenderà. Dopo, però, sarà troppo tardi, perché se entro il 31 dicembre non si decide, i bandi messi in atto in altre città, entrano in vigore. Napoli ha tempo, i bandi scadono a giugno 2017 e se le città non sono a favore della sospensione delle legge Bolkstein andranno tutti pubblicati. Se poi non dovesse passare il referendum, andremo incontro a una nuova ripercussione e slittamento. Per questa ragione sono convinto che stanno aspettando l’esito del referendum per decidere la posizione da prendere.

Perché l’Italia deve essere sempre l’ultima ruota del carro e la classe politica non tiene conto delle esigenze dei lavoratori, come hanno fatto la Spagna e la Francia?

I Sindacati che fanno i loro comodi, se perdono con questa legge non riescono più a recuperare, tant’è vero che, invece di invogliare i venditori a scendere in strada per manifestare e per rivendicare i propri diritti, hanno invitato gli ambulanti a recarsi al mercato a lavorare come se nulla fosse. Ci trattano come una categoria spregevole e che non capisce niente, una massa di ignoranti facilmente pilotabile, alla mercé di tutti e nessuna forza politica ci tende una mano. Siamo costretti ad appellarci a scioperi e sommosse per questa ragione, a discapito del dialogo con la politica che sarebbe, invece, la soluzione più efficace per discutere dei problemi e mettere per iscritto le soluzioni dei problemi. Dopo che la legge è passata è facile impegnarsi e venirci a riempire la testa con le solite promesse.

Come possono dare una mano? Se non vogliono aderire al 100%, potrebbero slittarla almeno al 2020, con le forze operative delle associazioni che avanzano i vari argomenti per modificare la legge, per poi decidere se sospenderla o rinnovarla, ma purché si discuta e si arrivi a un incontro reale per mettere in campo a concreta volontà di farlo.”

L’amministrazione napoletana, dal suo canto, sembra aver preso a cuore la situazione e durante l’ultimo consiglio comunale ha discusso proprio in merito al da farsi sulla questione Bolkstein.

“In Italia circa due milioni di persone tra operatori ed addetti indiretti, – si legge nell’ordine del giorno del consiglio comunale che porta la firma di tutti i gruppi consiliari, in merito alla direttiva Bolkestein – a 50 anni della loro vita, rischiano di trovarsi senza lavoro e senza una prospettiva pensionistica e per di più provati dell’unica fonte di sostentamento per le loro famiglie.

Il consiglio regionale della Campania, ha recentemente deliberato all’unanimità ha successivamente recepito la giunta della regione, aggiungendosi alle altre regioni d’Italia quali Piemonte, Lombardia, Toscana e Puglia che hanno approvato nei rispettivi consigli regionali delle proposte di leggi o ordini del giorno, con le quali si propone al Governo e al Parlamento di stralciare dal D. Lgs. N.59/2010 il commercio ambulante e gli altri settori che occupano aree pubbliche in concessione.”

L’amministrazione si impegna a “mettere in atto in tempi brevi, tutte le procedure amministrative, giuridiche e politiche al fine di scongiurare che tale provvedimento possa sconvolgere e minare serenità lavorativa e personistica di tantissime famiglie, vista l’imminenza attuative del provvedimento.”

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