Il nuovo modo di leggere Napoli

Banda di rapinatori seriali svaligiava le case e si vantava sui social:”guadagniamo quanto i politici”

di / 0 Commenti / 221 Visite / 27 marzo, 2017

maldive_-k6ee-u11001977876504pw-1024x576lastampa-it  Una vicenda emersa in seguito alla divulgazione di un video da parte dei carabinieri: una banda di rapinatori, dedita a svaligiare case nel napoletano, si faceva vanto dei colpi messi a segno sui social network e andava a fare le vacanze alle Maldive con le refurtive.

Traditi proprio da questa mania di protagonismo che li portava a vantarsi pubblicamente dei reati commessi, sono stati intercettati ed arrestati dalle forze dell’ordine.

Si vantavano di guadagnare talmente tanto da potersi permettere vacanze in lussuosi resort delle Maldive. Tre persone, ritenute dei veri e propri specialisti in furti in appartamento, sono state arrestate dai carabinieri di Napoli in esecuzione di una ordinanza emessa dal Gip di Salerno.

L’accusa è associazione a delinquere finalizzata al furto. Nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno i militari hanno accertato che nel periodo tra luglio e settembre 2016 la banda aveva commesso numerosi furti in case dei quartieri residenziali di Napoli e in tutta la Campania. Gli arrestati sono tutti del rione Traiano di Napoli.

Operavano sempre con le stesse modalità, individuando con sopralluoghi di giorno gli appartamenti da colpire e con la tecnica del “pezzetto di carta” verificavano se i proprietari fossero rientrati.

I furti venivano messi a segno di mattina, nei giorni di mercato, di notte, nelle case lasciate dalle famiglie in vacanza.

Denaro contante, oggetti preziosi e argenteria, ma talvolta anche i capi di abbigliamento griffati: questi i bottini di cui la banda andava ghiotta e che ricercava negli appartamenti che ripuliva.

In una frase intercettata dai carabinieri si vantavano di aver incassato anche “4.000 euro al mese. Quanto noi guadagnano solo i politici?”.

Un elevato tenore di vita del quale si vantavano durante conversazioni telefoniche oppure pubblicato post e foto ad effetto sui social.

Una vicenda che consegna il fotogramma di una realtà dove rubare è un lavoro e non un crimine e vantarsi di simili gesta viene percepito come un atto di cui andare fieri.

L’utilizzo inconsapevolmente improprio dei social: un’arma a doppio taglio. Non riuscire a domare il desiderio di conquistare “like” e follower grazie a quelle scellerate gesta, vale l’accesso diretto alla “villeggiatura” dietro le sbarre.

Una condotta che riaccende i riflettori sui “mostri diseducativi” che viaggiano sulla home Page di facebook e sui social network più cliccati, dove diventa sempre più difficile “stanare” l’errore e per le giovani menti in fase di maturazione il pericolo di acquisire l’illecito come lecito, si cela dietro un clic.

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)