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“Le Scianel della camorra prestate a Gomorra”: Immacolata Adamo, “Donna Imma”

Luciana Esposito di Luciana Esposito
2 Giugno, 2017
in In evidenza, News
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“Le Scianel della camorra prestate a Gomorra”: Immacolata Adamo, “Donna Imma”
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my-collage Nella storia della camorra, una “Donna Imma” c’è stata davvero: una donna boss subentrata al comando del clan, inseguito all’uscita di scena del marito, proprio come avviene nella prima serie di Gomorra.

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Più che una “Scianel”, Immacolata Adamo, detta Assunta, era una “Donna Imma Savastano”, non solo per ragioni strettamente riconducibili all’omonima con la celebre donna-boss protagonista della seguitissima fiction.

Era lei a gestire il clan fondato dal marito Raffaele Ascione detto ‘o luongo dopo la sua morte, avvenuta in carcere nel 2004, era lei a trattare la pace con i Birra e a detenere il controllo dello storico Clan di Ercolano.

Immacolata Adamo, Donna Imma proprio come la più famosa Savastano della prima serie di Gomorra, era una vera e propria lady camorra e gestiva da casa tutti i traffici dell’organizzazione. A lei gli affiliati chiedevano consiglio e aiuto, a lei le persone della malavita di Ercolano si rivolgevano per ottenere protezione.

Era ancora lei a tessere le fila della cosca e organizzare i summit in casa per delineare strategie e complimentarsi con i killer che stavano decimando gli avversari.

“Complimenti per i delitti belli di mamma”: questa la frase che “Donna Imma” rivolse ai suoi figli al termine di una riunione facendo anche scattare l’applauso dei presenti.

Un esponente delle forze dell’ordine si sarebbe perfino messo in ginocchio per chiedere perdono alla donna-boss, dopo un blitz nel quale erano stati arrestati diversi affiliati.

«Perdonatemi donna Imma scusatemi se ho dovuto arrestare i vostri uomini»: ripeté, più volte, affranto ed afflitto, l’agente, mentre, in ginocchio e con il capo chino, invocava il perdono della temuta e rispettata donna boss.

A raccontarlo è Fausto Scudo, pentito del clan Ascione-Papale. L’ex esattore dei “bottone” racconta questi ed altri dettagli che concorrono a ricostruire la figura di donna Imma e a chiarire il ruolo che ricopriva all’interno del sodalizio criminale fondato dal marito.

Secondo il pentito, quel rappresentante delle forze dell’ordine “arrotondava” il suo stipendio “lavorando” a tempo pieno al servizio della camorra. «Era stipendiato dal clan Ascione», racconta Fausto Scudo, mentre i suoi ricordi danno forma a uno dei più inquietanti verbali della storia della malavita che smaschera un macabro legame tra Stato e camorra.

«Ero a casa di Assunta, tale soggetto si mise in ginocchio alla sua presenza per scusarsi di alcuni arresti che era stato costretto a fare».

Stando alle testimonianze rese da 15 collaboratori di giustizia, sarebbe stata la “vedova nera” del clan a gestire i soldi del pizzo, a pagare gli stipendi ai carcerati, a siglare – per un mese appena – la pax mafiosa con i Birra, i nemici degli Ascione.

«Le offrirono 25 mila euro al mese per uscire dagli affari illeciti – racconta il pentito Giovanni Savino – ma l’accordo durò poco». Circostanza confermata e chiarita dal “pentito di lusso” Antonio Birra.

Il super pentito chiarisce il ruolo di Immacolata Adamo e in particolare del “doppio gioco” che la moglie del boss avrebbe messo in atto per “stanare” i Birra.

«Una volta uscito dal carcere mio fratello mandò 30 milioni di lire ad Adamo Assunta – racconta il super-pentito – come segno di “rispetto”. Questo gesto di mio fratello era finalizzato di dire alla Adamo di starsene buona e calma e di smettere di delinquere, perchè in quella situazione era lui che comandava».

Un’offerta che la “vedova nera” della camorra avrebbe – in un primo momento – rifiutato, secondo Birra, perché riteneva la somma offerta troppo misera. Al punto che a farsi carico della “trattativa” furono Stefano Zeno – l’altro reggente del clan – e Salvatore Viola: «i personaggi più temuti del clan», come racconta Antonio Birra.

Ma donna Imma non molla. Prima si rifiuta, poi – dopo qualche giorno – si presenta a casa di Giovanni Birra per firmare – secondo il super pentito – un accordo farsa. «Qualche giorno dopo si presentò nella stalla un affiliato di Caivano – racconta Birra – ci avvertì che la Adamo aveva offerto 100 milioni di lire per uccidere Stefano Zeno e Salvatore Viola. A quel punto fu chiaro il doppio gioco della Adamo che tramava per aggredirci. Evidentemente il denaro offerto doveva essere poco rispetto alle cifre entrate in casa Ascione per gli affari illeciti». Fu questa – secondo Birra – una delle ragioni scatenanti alla base dell’incredibile guerra che insanguinò le strade di Ercolano.

E poi ci sono le macabre vendette, come quella che secondo il pentito Giovanni Savino, la vedova nera ordinò per punire la famiglia di Raffaele Iodice, ragazzo ucciso negli anni ’80, il cui corpo sarebbe stato “esumato” dalla camorra nel cimitero di Ercolano e disperso nella zona di San Vito per punire i familiari che con le loro indagini personali riuscirono a incastrare i killer.

Donna Imma è stata arrestata nell’aprile del 2016, nell’ambito di un’operazione che ha fatto scattare le manette per 23 persone ritenute contigue ai clan Ascione-Papale e Birra-Iacomino. Il mese successivo, il tribunale del riesame le ha negato la scarcerazione.

Tags: cla birra iacominoclan ascioneclan ascione papaledonna immadonna-bossErcolanogomorragomorra la serieimmacolata adamolady-camorraraffaele ascioneScianel
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