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Coronavirus, primo giorno della fase 2 tra controlli e proteste a Napoli

di / 0 Commenti / 95 Visite / 4 maggio, 2020

Fase 2: Napoli; protesta di 300 esercenti, folla sul lungomare “Credo che in Campania abbiamo una situazione sotto controllo, lo dobbiamo all’atteggiamento di grande responsabilità dei nostri concittadini e a un lavoro straordinario fatto da tutta la comunità medica, sanitaria e scientifica, che devo ringraziare di cuore”, la fase 2 in Campania è stata introdotta da queste parole del governatore campano Vincenzo De Luca, nel corso del programma di Fabio Fazio Che tempo che fa.

La tanto attesa fase 2 ha preso ufficialmente il via: dalle fabbriche ai trasporti, in tanti hanno ripreso a lavorare. Commercianti in protesta.

Ripresa molto timida quella di Napoli. Molti gli esercizi commerciali che hanno preferito non riaprire visto il divieto di vendita al banco e le limitazioni nell’accesso dei clienti. Più sostenuto invece il traffico rispetto ai giorni scorsi. A Piazza Trieste e Trento è chiuso il Bar Gambrinus, che ha aderito alla protesta dei commercianti di Chiaia. Un cartello con la scritta “#Iononriapro”, l’hashtag della protesta lanciata nei giorni scorsi, è affisso sulle vetrine. Nella Galleria Umberto I, popolata solo dai clochard, solo due bar aperti. In via Toledo stesso copione, poche la saracinesche sollevate. Anche al Corso Umberto, pochi i bar ed i locali aperti.

Lenta ripresa delle attività nello stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco dove stamattina, per il primo turno, hanno varcato i cancelli, insieme agli operai già rientrati la scorsa settimana nel reparto stampaggio, anche una trentina di addetti del reparto affidabilità. Saranno una novantina le tute blu dell’affidabilità che lavoreranno su tre turni fino al 7 maggio, quando altri 55 operai, sempre divisi sui tre turni, si aggiungeranno ai colleghi già rientrati. A fronte della ripresa a Termoli, domani ci sarà anche un incremento dei lavoratori nel reparto logistico di Nola, dove la scorsa settimana avevano ripreso a lavorare una trentina di tute blu divise su due turni. Lunedì 27 aprile erano rientrati a Pomigliano un centinaio di lavoratori del reparto stampaggio, divisi sui tre turni, per far fronte alla ripresa delle attività alla Sevel per la produzione del Ducato. Entro fine settimana, quindi, saranno al lavoro circa 350 dipendenti sugli oltre 4700 addetti dello stabilimento di Pomigliano e del reparto di Nola. Per il momento resta invece ferma la produzione della Panda.

Affluenza sostenuta di viaggiatori in piazza Garibaldi, a Napoli, allo stazionamento dei bus dell’Azienda napoletana mobilità. Ammessi a bordo non più di 18-20 passeggeri. Niente fermate durante il percorso per evitare sovraffollamento. C’è quindi chi non riesce a salire e deve attendere le corse successive. Sui treni della Cirumvesuviana che collegano la provincia con Napoli molti posti a sedere ‘sigillati’: ci sono pendolari che raggiungono i posti di lavoro ma mancano gli studenti e quindi al momento non si registrano particolari affollamenti. Il traffico in città e sulla Tangeziale di Napoli appare intenso ma scorrevole. Al momento non si registrano code per accedere alla linea 1 della metropolitana e alle tre funicolari. Le stazioni del quartiere Vomero-Arenella, allestite come le altre con tutta la necessaria segnaletica per far mantenere la distanza sociale di sicurezza, sono pressoché vuote. I pochi utenti indossano tutti la mascherina che in Campania è obbligatoria per uscire ma sono pochissimi gli utenti che indossano i guanti, dispositivo di protezione che l’Anm (Azienda napoletana mobilita) ritiene “fondamentale” per salire a bordo d tutti i mezzi di trasporto, come comunicato anche attraverso tutti i canali social aziendali. Più persone con i guanti invece si vedono nella zona di piazza Garibaldi allo stazionamento degli autobus che fanno capo sempre all’Anm. Il personale delle stazioni rileva che al momento non si registra un afflusso “molto diverso” rispetto ai giorni del lockdown ma sottolineano che nelle zone collinari i numeri potrebbero crescere con il passare delle ore visto che è consentito passeggiare.

Controlli su passeggeri in arrivo e in partenza. Particolare attenzione sul primo Frecciarossa, il 9515, partito da Milano alle 7:10 e previsto in Stazione alle 13:06. Medici della Asl e uomini della Protezione civile con tute protettive bianche, guanti, mascherine e visiera misureranno la temperatura e in caso di necessità sottoporranno i viaggiatori a un kit rapido. Chi viene dal Nord, comunque, dovrà aver avvisato comune di residenza, Asl e medico di base e si dovrà sottoporre a quarantena obbligatoria.

Tensione questa mattina a bordo di un autobus dell’Anm, azienda di trasporti di Napoli, per le nuove disposizioni anti-contagio da Covid-19. Poco dopo le 8.30, a bordo di un bus della linea 151 che collega la Stazione Centrale con il quartiere Fuorigrotta, alcune donne hanno inveito contro l’autista, invitandolo energicamente a non fare salire altri passeggeri. Da piazza Vittoria alla Stazione di Campi Flegrei, non sono saliti altri passeggeri perchè alle fermate successive non c’erano persone in attesa, ma le donne ha continuato un’ applicazione rigorosa della normativa anti-contagio.

Macchine fotografiche in mano e striscioni: così davanti alla sede della Regione Campania, in via Santa Lucia a Napoli, protestano i ‘fotografi di cerimonie’ che denunciano la grave crisi in cui si trovano per effetto del virus e l’assenza di interventi a tutela della categoria. In piazza – davanti alla Regione anche i lavoratori della società Astir che hanno altre rivendicazioni – la rappresentanza di 300 piccoli imprenditori di Napoli e provincia che ogni anno in Campania fatturano complessivamente 400 milioni per il wedding rappresentato da matrimoni, battesimi e comunioni. Sottolineano la totale insufficienza dei provvedimenti di sostegno sia statali che regionali. Alcuni esponenti della categoria hanno scritto una lettera aperta al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, “Il vero paradosso è che l’attività del fotografo non è mai stata ufficialmente fermata: nessun Dpcm o decreto regionale ha disposto la chiusura degli studi fotografici. Una circostanza, questa, che ha escluso la categoria dalla possibilità di beneficiare di aiuti, ma che – in assenza di matrimoni o di qualsiasi altro genere di cerimonie vietate per legge – li ha messi nella condizione di dover chiudere ugualmente i propri studi, in quanto totalmente privi di clienti. Ogni fotografo che si occupa di matrimoni (almeno il 90% della categoria, se consideriamo i professionisti che lo fanno in via esclusiva e quelli che lo fanno in maniera preponderante rispetto ad altre attività) si è trovato a dover pagare le spese di mantenimento della struttura (affitti e utenze), tasse e contributi previdenziali senza poter beneficiare di nessun aiuto a parte – per chi ne ha beneficiato – il bonus governativo di 600 euro, una cifra davvero irrisoria che nel migliore dei casi (per chi lavora in Provincia e non in città) non arriva a coprire nemmeno la metà dell’affitto mensile di un locale”. A tutto questo, evidenziano, “si aggiunga che un fotografo che si occupa di matrimoni si avvale della collaborazione di almeno tre o quattro persone tra assistenti vari. Un intero comparto messo in ginocchio dalla crisi che, solo in Campania, comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. “In questo momento – denunciano . ci sentiamo degli “invisibili” per le istituzioni: oltre a non aver previsto per noi nessuna misura di sostegno al reddito, siamo stati tagliati fuori da qualsiasi pianificazione sulla ripresa delle attività”. La prospettiva è che categoria “purtroppo si troverà costretta a chiudere in massa le Partite Iva”.

Un fotoreporter questa mattina è stato identificato dalla polizia municipale mentre documentava, nell’avvio della Fase 2 dell’emergenza Covid, la situazione della gente in strada ai Quartieri Spagnoli, a Napoli. L’unica sua colpa è stata quella di avere inquadrato la pattuglia dei vigili urbani mentre effettuava controlli in una situazione di assoluta serenità. È evidente che tale atteggiamento intimidatorio avrebbe avuto come conseguenza quella limitare il collega nel suo lavoro. Chiediamo alle forze dell’ordine di rispettare il lavoro dei giornalisti e il diritto di informare, che dovrebbe essere sempre tutelato e non ostacolato”, così in una nota, il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania.

Circa trecento esercenti napoletani, in particolare titolari di bar, ristoranti, centri estetici e palestre, hanno manifestato nel pomeriggio sul lungomare di Napoli contro le politiche del governo per l’emergenza covid. La manifestazione ha raccolto una folla di operatori e dopo circa mezz’ora sono intervenuti i carabinieri che hanno imposto il distanziamento sociale e fatto sciogliere il sit-in. Una delegazione dei manifestanti si è diretta poi in Prefettura per portare all’attenzione dell’ufficio di governo le ragioni della protesta.

”Complessivamente non ho notizie di criticità. Le persone sono uscite e lo hanno fatto anche in tanti ma nell’assoluto rispetto delle disposizioni dettate dalle normative in atto quindi indossando mascherine e con distanziamento sociale”. Questo un primo bilancio del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, interpellato dall’ANSA nel primo giorno della Fase 2. Il primo cittadino, nel dirsi ”soddisfatto del comportamento dei napoletani”, ha ribadito di avere chiesto al Prefetto e al comandante della polizia municipale ”di accentuare i controlli soprattutto per evitare assembramenti che da oggi costituiscono il rischio più delicato da affrontare. Soprattutto per questi primi giorni – ha sottolineato – ritengo che i controlli vadano concentrati anche nei parchi, nei cimiteri e alle principali fermate del trasporto pubblico e mentre si può allentare un pò il controllo individuale sulle persone perché ormai con la possibilità di svolgere attività motoria e la possibilità di recarsi dai congiunti quasi tutti hanno un titolo per poter uscire e quindi bisogna rimodulare diversamente le verifiche. Dal Prefetto ho avuto rassicurazioni in questo senso”, ha concluso.

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