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De Micco scatenati a Ponticelli: la sorella di Mimì Amitrano brutalmente pestata, “stese” nei rioni in odore di camorra

di / 0 Commenti / 5978 Visite / 17 gennaio, 2022

Azioni mirate e violente, punizioni esemplari per i ribelli, tolleranza zero, controllo capillare del territorio: questa la politica attuata dal clan De Micco per preservare il controllo di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, ripiombato in un clima di inquietante calma apparente, dopo l’escalation di violenza che ha fatto registrare diversi agguati nei mesi scorsi.

I “Bodo” – così vengono soprannominati gli affiliati al clan De Micco – tuttavia non hanno mai smesso di far sentire la loro temibile presenza tra le strade del quartiere e ancor più nei rioni in cui la malavita è saldamente radicata.

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Intorno alle 16 di sabato 15 gennaio, nei pressi di una nota pizzeria del quartiere, si è verificato un episodio eclatante che ben spiega come si vive a Ponticelli sotto l’egemonia camorristica dei De Micco: il violento pestaggio della sorella di Domenico Amitrano – figura di spicco della malavita locale, attualmente detenuto – e di suo marito.

Secondo quanto riferito da diversi testimoni oculari, i due sono stati selvaggiamente picchiati da un gruppo di persone con il volto coperto da passamontagna.

Una vera e propria spedizione punitiva, compiuta in pieno giorno, nel quartiere tornato sotto l’egemonia dei De Micco da diversi mesi.

“Bambola di pezza” – questo il soprannome della Amitrano – da diverso tempo viene indicata come la persona che gestisce la compravendita delle case nel rione De Gasperi. Nella fattispecie, la donna detiene in controllo delle “case murate”, ovvero, le abitazioni tumulate al fine di impedirne l’occupazione coatta, in seguito all’avvio della prima fase di assegnazione dei nuovi alloggi di edilizia popolare, nell’ambito del piano di riurbanizzazione avviato dal comune di Napoli e che prevede lo sfollamento e l’abbattimento dei vecchi isolati.

Uno degli alloggi del Rione De Gasperi di Ponticelli occupato abusivamente

Uno degli alloggi del Rione De Gasperi di Ponticelli occupato abusivamente

Allo stato attuale, bastano 500 euro per comprare una casa nel Rione De Gasperi. Un business redditizio per le casse della camorra, ma anche per le tante famiglie disperate che vivono in condizioni precarie e che vedono in quella soluzione l’unica strada da perseguire per garantirsi un tetto.

“Bambola di pezza” viene descritta come una donna irriverente e spavalda che sta dando filo da torcere agli abitanti del rione. L’estate scorsa, infatti, per ovviare alla necessità di racimolare i soldi necessari per mantenere il fratello in carcere, ha imposto il pizzo agli abitanti del De Gasperi, attraverso il pagamento dell’impresa di pulizie incaricata di lustrare i fatiscenti isolati di uno dei rioni più datati dell’intera città di Napoli. Le famiglie più povere hanno anche cercato di ribellarsi, ma sono state sistematicamente minacciate da squadriglie di giovani che senza mezzi termini gli ha lasciato intendere che gli conveniva pagare.

In questo clima rovente, non solo per le temperature da bollino rosso registrate nel corso dell’estate 2021, Marco De Micco, il boss fondatore dell’omonimo clan, ha iniziato a “sgranchirsi le gambe” concedendosi plateali passeggiate proprio nel rione De Gasperi.

In seguito all’agguato in cui ha perso la vita l’ex affiliato al clan Sarno Salvatore De Martino, avvenuto lo scorso agosto proprio nel Rione De Gasperi, “bambola di pezza” avrebbe mollato la presa, desistendo dal continuare a taglieggiare le famiglie del rione, seguitando però a gestire la compravendita delle case.

Il pestaggio subito dalla donna potrebbe essere riconducibile al mancato pagamento di una percentuale sul business di cui è saldamente a capo, ma potrebbe anche rappresentare un messaggio indirizzato a suo fratello.

Domenico Amitrano, nipote dei fratelli Sarno e cugino di Luigi Amitrano, il giovane autista del boss Vincenzo Sarno che perse la vita nell’agguato stragista ordito dal boss Antonio De Luca Bossa, vanta infatti una carriera camorristica piuttosto chiacchierata.

Durante la precedente detenzione, Amitrano era sul libro paga dei De Micco, forte del vincolo di parentela che lo lega ad una figura di primo ordine del clan dei “Bodo”.

Tuttavia, in seguito alla sua scarcerazione, quando il vento che spirava contro i De Micco favorì l’ascesa del cartello camorristico composto dai Minichini-De Luca Bossa-Casella, Amitrano strinse una clamorosa alleanza proprio con questi ultimi, sprezzante del fatto che in questo modo sarebbe entrato in affari con i parenti dell’assassino di suo cugino Luigi.

Domenico Amitrano e Umberto De Luca Bossa, figlio di Antonio

Domenico Amitrano e Umberto De Luca Bossa, figlio di Antonio

Una decisione non recepita di buon grado dagli uomini d’onore di Napoli est, meno che mai dai De Micco che potrebbero aver carpito in quel clamoroso e repentino cambio di casacca un oltraggioso tradimento da punire, non appena le circostanze sarebbero state propizie.

Probabilmente, un recente sgarro della Amitrano potrebbe aver fornito un prezioso assist ai De Micco per inscenare la vendetta tanto attesa.

Da diverso tempo, inoltre, le “stese” e le scorribande di uomini armati in sella a moto di grossa cilindrata sono all’ordine del giorno. I rioni più battuti sono Conocal e De Gasperi, le zone calde del quartiere, dove si registra la presenza dei due focolai camorristici più restii a chinare il capo per riconoscere la supremazia dei De Micco.

Dal loro canto, i De Micco seguitano ad inscenare la strategia del terrore, palesando il controllo militare del territorio, al fine di incutere timore, ai rivali e ai civili, indistintamente.

 

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