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Salerno: 20enne accoltellato per gelosia

di / 0 Commenti / 78 Visite / 11 agosto, 2014

untitled“Hai guardato la mia ragazza” … “Tu non sai chi sono io” …

Queste risultano essere le frasi più gettonate tra i giovani predisposti alla violenza e che preannunciano l’insorgere di una rissa che, con estrema e spicciola frequenza, trova la sua massima espressione in un accoltellamento.

Adolescenti e giovani ragazzi che perdono la vita così: perché involontariamente hanno rovesciato il drink sulla camicia di un “malament'” in discoteca o perché i loro occhi si sono macchiati della colpa di cadere sulla ragazza sbagliata.

L’ennesimo episodio si è registrato nel cuore della movida del lungomare di Salerno e terminato con un 20enne ricoverato in ospedale in prognosi riservata, seppure non sia in pericolo di vita e un 18enne accusato di tentativo di omicidio.

La miccia che ha fatto esplodere l’ira del 18enne: una ragazza.

La gelosia, infatti, è il motivo più gettonato, quello che con maggiore incidenza si rivela abile ad innescare questo genere di brutali risse.

L’amore che sfocia in desiderio di possesso, il bisogno di demarcare il “proprio territorio” avvalendosi di coltelli e prepotenze, tutti segnali che aprono un eloquente squarcio su quelli che sono i limiti e i disagi delle nuove generazioni, talvolta troppo negativamente influenzate dagli stereotipi imposti dai media che enfatizzano quelli che, nel loro immaginario, vestono già i gloriosi abiti degli eroi: i criminali, i camorristi, quelli che hanno tutto e ai quali nessuno nega mai nulla, quelli che dettano legge e sono rispettati da tutti.

Attori di fiction o personaggi protagonisti della vita reale che consegnano alle menti predisposte ad abbracciare quell’escalation di barbarie e percepirla come un “valore” o una regola di vita, un insegnamento difficile da scalzare, soprattutto nell’epoca della precarietà e della crisi, in cui fare lo spacciatore equivale a guadagnare nell’arco di una settimana lo stipendio che “il ragazzo del bar” percepisce in un mese, lavorando onestamente, ma, anche e soprattutto, alacremente.

Uscire di casa armati ed aggirarsi per le vie del divertimento con un coltello in tasca, significa, inequivocabilmente, che si è alla ricerca di rogne o che, comunque, la compagnia di un’arma venga, in qualche distorto modo, percepita come lecita, legittima e perfino essenziale da parte di quei giovani che si rivelano sempre meno capaci di azionare raziocinio e buon senso e sempre più avvezzi a sferzare violenza per imprimere risalto alle proprie idee.

Quindi, verso quale futuro s’incammina la “generazione dei generatori di violenza”?

 

 

 

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