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Pranzo di beneficenza in Galleria Principe di Napoli: oltre 200 volontari e 1200 astanti

di / 0 Commenti / 116 Visite / 25 dicembre, 2014

pranzo di nataleSi è svolto durante la Vigilia di Natale uno degli eventi più positivi che stanno caratterizzando queste feste natalizie, un copioso pranzo tipico napoletano offerto dalla collettività a chi più ne ha bisogno, italiani e non senza alcuna differenza, segno di uno spirito di fratellanza duro a morire. Il menù è stato quello tipico della cucina partenopea: prociutto e mozzarella, penne al sugo, frittura di pesce, carne con patate, frutta, dolci tipici ed anche dello spumante.

L’evento sarebbe stato promosso dalla Camera di Commercio di Napoli, pubblicizzandolo così sul proprio sito: “Anche quest’anno siamo al fianco di chi soffre di più attraverso il sostegno concreto alla realizzazione di una serie di iniziative di solidarietà nei giorni delle festività natalizie […] siamo in prima linea nel sostenere anche iniziative nei quartieri dove è più forte il disagio [..]”. Fondamentale la collaborazione, come riportato proprio sulla pagina della Camera di Commercio, “dell’Associazione Amici della Galleria onlus, che tutto l’anno opera nel sociale con interventi mirati e nel completo anonimato”.

Particolarmente entusiasta dell’opera il presidente della CdC, Maurizio Maddaloni, il quale ha ribadito che questo sarà solo uno degli eventi al quale l’ente parteciperà, anche per dimostrare quanto le imprese non ragionino solo in termini di profitto:“Saremo anche vicini alla Comunità di Sant’Egidio che il giorno di Natale organizza il pranzo di solidarietà e in Curia domenica prossima per il pranzo per i più poveri con il cardinale Sepe che, insieme con noi, ha inaugurato il presepe vivente a Castel dell’Ovo”.

Per chi ci creda o no, intanto ieri più di mille persone hanno potuto riempirsi la pancia e gustare non solo ottime pietanze ma anche un po’ di spirito natalizio. Ma sarà solo una luce che illumina le festività oppure essa si estenderà anche al resto dell’anno, senza il bisogno di “sentirsi più buoni” solo a Natale?

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