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Adolescenti transgender: dalla discriminazione all’inclusione, parla Claudia Sposini

di / 0 Commenti / 466 Visite / 20 febbraio, 2016

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Siamo purtroppo abituati oggigiorno a storie di bullismo, spesso assistendo a finali devastanti. Storie di prevaricazione, fisica e verbale, da parte di qualcuno più forte ai danni di qualcuno più debole. Con l’avvento dei social poi, le prepotenze possono anche essere di tipo elettronico, sfociando in un vero e proprio fenomeno in larga crescita negli ultimi anni, ovvero il Cyberbullismo.

Avevamo già parlato di questa tematica grazie all’ausilio della dottoressa Claudia Sposini, Psicologa, esperta in Criminologia e in Psicologia dei Nuovi Media; conosciuta per il suo impegno riguardo il disagio giovanile e scolastico, grazie alla sua collaborazione con le scuole e con diverse associazioni. Dopo aver pubblicato Il metodo anti-cyberbullismo. Per un uso consapevole di internet e dei social network (2014), continua ad occuparsi dei ragazzi adolescenti, questa volta proponendo un servizio di consulenza alle famiglie con adolescenti transgender .

L’esigenza di creare questo supporto è nata proprio in risposta a questa realtà sociale sempre più attuale: il transgender. – Spiega la dott.ssa Sposini – Emerge sempre più a livello sociale questo tipo di utenza, ovvero adolescenti ma anche più piccoli, che si accorgono di nascere per così dire ‘in un corpo sbagliato’”.

Transgender, un termine sempre più attuale, che, è bene sapere, comprende non solo le persone transessuali, le quali si identificano interamente nel sesso opposto al proprio sesso genetico, ma anche coloro cui le definizioni “uomo” e “donna” stanno strette, dove cioè l’identità di genere di una persona non è una realtà duale “maschio/femmina”, ma un continuum di identità ai cui estremi vi sono i concetti di “maschio” e “femmina”.

Mediante questo servizio di consulenza aiutiamo sia la famiglia, che i diretti interessati verso la consapevolezza e la sicurezza del proprio essere. Lo scopo è quello di aumentare il benessere del soggetto individuale, quindi del bambino/adolescente e della sua famiglia, avendo sempre una collaborazione, uno scambio continuo con la scuola, e nel caso dei più piccoli con i pediatri. Cercando insomma di avere un quadro individuale più completo. Questo supporto  diventa un vero e proprio intervento d’equipe, tenendo sempre a mente che l’identità di genere è qualcosa percepita a livello psicologico più che esteriore, nonostante vi sia la possibilità in età adulta di  possibili interventi chirurgici per cambiare sesso,ragion per cui è ancora più necessario ponderare al meglio e supportare con la dovuta cautela queste situazioni. “

Potremmo collocare questo fenomeno come attuale? In passato esistevano i transgender?

Ovviamente si, in passato vi era semplicemente meno consapevolezza ed informazione a riguardo. Anche se, accade spesso, che nelle nostre trasmissioni televisive si prenda per lo più in considerazione l’estero come esempio. A tal proposito emblematica la situazione evidenziata in Inghilterra, dove una ricerca nel 2015 ha dimostrato che solo nel Regno Unito ci sono dai 300,000 ai 500,000 soggetti trans gender, e tra il 2 e il 5%  della popolazione si trova ad affrontare crisi di identità sin dalla tenera età. Numeri alla mano insomma, è inutile negare l’esistenza di questo fenomeno”.

Le problematiche relative all’identità di genere, in riferimento alla convinzione di appartenenza al genere maschile o femminile, possono sfociare nel cosiddetto ‘bullismo omofobico’?

Assolutamente si. Il fatto di avere confusione riguardo la propria identità di genere, purtroppo può tradursi in conseguenze devastanti: il problema nasce dalla paura di condividere questa diversità con l’esterno. Pensiamo al relazionarsi col gruppo classe, con gli amici, anche con la famiglia. Il malessere interiore, il senso di inadeguatezza e di diversità, può sfociare in problemi psicologici, relazionali, che possono portare ad esser vittima di forme di bullismo, oltre che atti autolesionistici, sino ai casi estremi di suicidio. Ecco perché è possibile parlare di bullismo omofobico,  riferendosi cioè all’odio verso la diversità, diversità legata all’ identità sessuale in contrapposizione alla sessualità biologica, o per le differenze di cultura e religione. Tesi che rafforza l’importanza di una collaborazione scuola-famiglia, ovvero ciò che si cerca di mantenere mediante il servizio di consulenza.”

E’ possibile asserire che, nonostante si parli spesso di integrazione relativamente alle diversità culturali, religiose, sessuali ecc, continui a prevalere l’esclusione per determinati soggetti?

Purtroppo il problema principale riguarda la mancanza di un adeguata educazione alla diversità. Manca la consapevolezza, manca la conoscenza. Non a caso  spesso i genitori si sentono in colpa, pensando di esser stati in qualche  modo artefici della situazione del figlio, o talvolta totalmente estranei a ciò che in realtà avevano davanti gli occhi sin dall’infanzia. L’integrazione comporta una ristrutturazione radicale anche della scuola, per questo è necessario collaborare anche con gli insegnanti ” . Conclude la dottoressa Sposini.

Nonostante siano ormai alcuni anni che anche in Italia si parli talvolta di questo fenomeno, capita ancora con grande frequenza di leggere dichiarazioni in cui, si afferma trattarsi di semplici manifestazioni legate alla crescita. Per contro, altrettanto spesso alcuni trattano il ‘transgender’ in maniera totalmente inadeguata, basti pensare che il servizio di consulenza della dottoressa Sposini, è probabilmente l’unico in Italia.

Ricordiamo inoltre, per chi fosse interessato, che il servizio di consulenza si svolge principalmente a Milano e zone limitrofe, ma la dottoressa Sposini potrebbe, se richiesto, spostarsi in tutta Italia, per la prevenzione e la sensibilizzazione a queste tematiche. Per info contattare claudiasposini@yahoo.it o visitare il sito www.claudiasposini.com

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