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Daniele, storia di una vita “tradita” dal pericoloso intreccio tra l’amore e quel credo

di / 0 Commenti / 2360 Visite / 21 aprile, 2016

12928306_1328555027161039_483044735859324763_nDaniele Stara: questo il nome dell’ultima vita trucidata dalla camorra.

30 anni, precedenti per droga, Daniele viveva nel Rione Salicelle di Afragola, uno dei tanti complessi di case popolari radicato tra le province e le periferie di Napoli, dove per il credo camorristico è molto facile attecchire. Un complesso di case popolari dove ufficialmente abitano 8.500 persone, senza contare i latitanti che si nascondono nei garage e quelli che hanno occupato abusivamente gli alloggi costruiti dopo il terremoto del 1980. Lì si cresce nel segno e nel rispetto delle regole dell’” altro Stato” e ai ragazzini viene iniettata, fin dai primi passi, la sprezzante avversione verso tutto quello che può essere riconducibile ai valori insiti nella divisa delle forze dell’ordine.

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Un intreccio di schemi comportamentali e “regole” tacite saldamente ancorato in quei contesti, dagli anni ’80, dall’era del post-terremoto, fino alla realtà dei nostri giorni.

Era lì che viveva Daniele Stara, ma non è lì che l’hanno giustiziato.

I due proiettili che l’hanno raggiunto al capo e al torace sono stati esplosi mentre si trovava a Piscinola, quartiere della periferia nord di Napoli, teatro negli ultimi tre giorni di altrettanti episodi conditi da spari. L’agguato costato la vita a Daniele è solo l’ultimo in ordine cronologico.

Daniele, sopraffatto dalla morte mentre era in attesa di abbracciare il suo amore. Era lì che abitava la sua ragazza ed è per questo che si trovava lì ieri sera.

Una vita tradita” dall’amore, quel sentimento che indebolisce e disarma anche i cuori più duri. Era lì per incontrare la sua ragazza, il cui nome appare incastonato al suo vicendevolmente sui rispettivi profili facebook. Quel profilo che, oggi, racconta chi era Daniele permettendo proprio a quell’amore in attesa del quale il giovane è andato incontro alla morte, di emergere e primeggiare in tutta la sua dilagante autenticità. Frasi ricche d’affetto, cuoricini, foto, tante, tantissime foto, volte ad immortalare quegli attimi di vita condivisi, beffati dalla falsata convinzione che sarebbe durato “per sempre”: “E se il per sempre non esiste lo inventiamo noi” scrive la fidanzata di Daniele in un post.

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Da un lato l’amore, dall’altro quel credo che scandisce le regole dell’” altro Stato” e che attraverso una serie di frasi, emoticon e “comportamenti virtuali” sistematicamente si ripete e dilaga tra i cultori e i simpatizzanti di quel credo criminale, servendosi, in modo abile ed astuto, della macchina virtuale come strumento rafforzativo dell’ideologia camorristica.

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Frasi forti, ad effetto, d’impatto che inneggiano all’onore, alla lotta, al coraggio e non solo. Frasi accompagnate da immagini eloquenti, emoticon raffiguranti pistole, quali elemento esplicito e rafforzativo del concetto esibito.

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“Quello che hai da fare fallo adesso, il futuro non è promesso a nessuno” — scriveva Daniele lo scorso 15 aprile – Chi combatte può morire chi, non combatte è già morto”, “ognuno avrà ciò che si merita”: queste alcune delle frasi che raccontano caratteri ed ideali di Daniele e che, in virtù del prematuro epilogo al quale la sua vita è andata incontro, assumono tutt’altro valore e significato, caricandosi di un’interpretazione ben più suggestiva.

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E poi ci sono lo sfarzo, la bella vita, ostentata e sottolineata, in maniera quasi ossessiva: una costante che puntualmente si ripete tra i profili dei fan della camorra. Notti da sogno in suite di alberghi di lusso, t-shirt che esibiscono in bella mostra le griffe più autorevoli in fatto di moda, le banconote, “i pezzi pesanti”, le carte da 100 e 500 euro, l’avversione e la paura che “le guardie” rievocano solo a guardarle, “l’onore” insito nella stretta delle manette ai polsi, la passione per le due ruote, per quello scooter in sella al quale ha perso la vita e soprattutto l’esaltazione delle figure criminali di spessore consegnate dal mondo cinematografico: da Don Pietro Savastano, uno dei boss protagonisti della prima serie di Gomorra, all’intramontabile Tony Montana protagonista di Scarface che seguita a palesare la sua incontrastata indole di “icona di genere” tra boss, camorristi ed aspiranti tali.

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L’amore che si sovrappone a quel credo, un mix di suggestioni e contrasti che hanno accompagnato Daniele fino all’ultimo respiro.

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