Il nuovo modo di leggere Napoli

Iraq: baby kamikaze incoraggiati dal padre

di / 0 Commenti / 68 Visite / 25 agosto, 2016

C_2_articolo_3027180_upiImagepp

Mentre veniva fermato dalla polizia a Kirkuk, in Iraq, poco prima di azionare il suo giubbotto esplosivo nascosto sotto la maglietta di Messi, il fratello si faceva esplodere in una moschea sciita ferendo due persone. Lo ha riferito il comando della polizia locale, affermando che i due ragazzi erano stati “addestrati e incoraggiati dal padre a compiere azioni suicide“.

Un particolare a dir poco agghiacciante, che getta una luce ancor più sinistra sulla tragedia di molti adolescenti utilizzati dallo Stato islamico come ‘bombe umane” dopo aver subito il lavaggio del cervello, probabilmente sotto l’effetto di droghe.

Il colonnello Arkan Hamad Latif, ispettore generale delle forze di polizia di Kirkuk, ha riferito che il ragazzo arrestato ha detto di «essere stato rapito, sedato e costretto ad indossare il giubbetto esplosivo». Il ragazzino arrestato ha probabilmente 15 anni, ed è originario del Mosul, non si conosce al momento, invece, l’età del fratello. Si sa solo che si sarebbe fatto saltare in aria in una moschea sciita, che ha provocato il ferimento di due persone, oltre che la sua morte.

L’attentato, ha aggiunto poi Latif, doveva avvenire sulla Via Husseiniya, nel quartiere di Tesin, a maggioranza sciita turcomanna. In un comunicato, il comando della polizia di Kirkuk ha asserito da parte sua che un fratello dell’adolescente era riuscito a farsi saltare in aria un’ora prima in una moschea sciita.

Nel frattempo le forze speciali di Bagdad si preparano alla riconquista di Mosul attaccando la cittadina di Qayyarah, strategicamente decisiva per la capitale irachena del Califfato. L’operazione, condotta dal servizio antiterrorismo e dall’esercito col sostegno della coalizione guidata dagli Usa, è iniziata all’alba e secondo un portavoce “è ancora in corso e sta ottenendo gli obbiettivi prefissati”.

A Qayyarah pare siano intrappolati almeno 15.000 civili esposti alle rappresaglie dei miliziani dell’Isis. Secondo le forze di sicurezza irachene, oltre all’offensiva militare, è stato predisposto un piano per fornire cibo e medicine alle persone “ancora barricate nelle loro case”.

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)