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Parlano i “baby-boss” di Ponticelli: “Non siamo disposti a morire per servire la camorra”

Luciana Esposito di Luciana Esposito
18 Febbraio, 2017
in In evidenza
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Parlano i “baby-boss” di Ponticelli: “Non siamo disposti a morire per servire la camorra”
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appartamento_in_vendita_a_napoli_na_6580009480013861309 Scelgono di raccontarsi, i giovani più o meno addentrati nelle dinamiche camorristiche di Ponticelli. Qualcuno lo nega, ma è già affiliato ad un clan. Lo nega perché vorrebbe uscirne e non sa come fare. Abbandonare il clan per salvarsi la vita, anche se questo potrebbe sancire, al contempo, una condanna a morte. Servire l’organizzazione che si appresta ad ammainare la bandiera, vuol dire convivere con la consapevolezza di essere un bersaglio in movimento. Anche tradire e rinnegare “chi ti dà il pane” equivale a scrivere lo stesso finale alla propria sorte.

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La morte: l’unica via d’uscita certa per un camorrista o baby-boss, che dir si voglia. A patto che non sopraggiungano le manette a sancire una condanna diversa.

“Perché avete accettato di farvi intervistare?”

“Perché non vogliamo morire!”: risponde, di getto, il più giovane del gruppo. 15 anni, appena 15 anni e una vita che sembra condannata a convergere verso un destino già scritto.

Come fa un ragazzo che nasce e cresce nel rione-bunker di un clan a sfuggire alla camorra?

“Che ne sa la gente che dice che se vuoi, puoi scegliere un’altra strada? Se studi, se trovi un lavoro onesto… come fai a  80194195studiare su un tavolo dove si taglia la cocaina dalla mattina alla sera e si contano tanti soldi!? A tua madre non gliene importa niente se devi fare italiano o matematica, ti dice solo: “fai i compiti!” Io mi sono fermato alla terza elementare e nessuno è venuto a bussare a casa mia per spiegare a mia madre che dovevo andare a scuola. Le  14731199_573279716200783_266211940296960359_nassistenti sociali si mettono paura di bussare alle porte delle case delle famiglie dei “malament’”– degli affiliati – questa è la verità: se ti fai un giro nei rioni, la mattina trovi un sacco di bambini che giocano in mezzo alla strada o stanno vicino ai genitori che vedono le sigarette di contrabbando a lavorare. I bambini servono, perché le guardie non se li possono portare – non possono arrestarli – e qua in mezzo, come stiamo, dal primo all’ultimo, il primo reato lo abbiamo commesso quando tenevano 4, 5, 6 anni e non eravamo nemmeno in grado di capire che stavamo facendo: “porta questa bustina a quello”, “porta questo pacco a quest’altro”. Droga, armi, pistole, di tutto ci hanno fatto consegnare. E ora? Chi se lo prende a lavorare a un ignorante che non tiene nemmeno la licenza elementare? Pure per fare il ragazzo del bar, oggigiorno, devi tenere il diploma. La mia passione sono sempre stati i motorini, ma nessun meccanico mi ha mai voluto, nemmeno gratis per farmi imparare il mestiere. Anche se nessuno mi ha mai spiegato il motivo, lo so da me il perché: quando ti fai vedere in giro fin da bambino con i pezzi da 90 – figli e parenti diretti dei boss – ti associano a loro. È un marchio c’è ti porti dietro a vita. Nessuno si fida di te e pensa: “questo mo’ perché vuole venire a lavorare qua!? Che bisogno tiene di lavorare, se è affiliato guadagna bene. Qualche altra cosa vorrà fare…”

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Basisti all’interno delle officine meccaniche per modificare i motori degli scooter o per smerciare i motocicli rubati o quelli da far sparire dopo gli agguati: principalmente per queste ragioni la camorra introduce una persona di fiducia all’interno di un’officina meccanica.

“Alla fine, mi sono messo a rubarli i motorini, ma mai a rapina. Sempre e solo quelli parcheggiati. Questa realtà e la vita in cui sono capitato non mi lasciano alternative: posso fare solo il ladro.”

“Come si diventa un camorrista?”

“Ma quale camorrista, chi vuole diventare camorrista!? Ma voi veramente andate appresso alle stupidaggini che  14474032_577240632482790_2896739503081259008_nscrivono sui giornali!? “I giovani esaltati, spietati, i baby-boss”: quella è gente che ha la cacca in testa. Noi non abbiamo mai toccato una pistola… cioè, così … per sfizio… abbiamo sparato, ma mai a uomini… così… per gioco, ma non abbiamo mai avuto intenzione di farci avanti e dire: “adesso comandiamo noi!”… a noi ci basta tenere i soldi in tasca per toglierci qualche sfizio e per questo non è necessario uccidere o comandare: furti, rapine, spaccio di droga, cose piccole. Com’è 15057175_1456339591047292_380774401550843904_n

 sempre stato. Adesso che si è creato il vuoto di potere, a Napoli, a Ponticelli, un po’ in tutti i posti che sembrano una terra di nessuno, quelli – i parenti dei boss – ci guardano come se ci volessero dire: “guagliù, ora è il momento vostro, fateci vedere che sapete fare!” ma noi non vogliamo morire! Lo sappiamo che può succedere anche mentre stiamo rubando, se qualcosa va storto. Però, se cammini con il ferro addosso, – con la pistola in tasca – sembra che te li tiri addosso i guai. Che poi, anche se vuoi fare qualcosa di meno importante, tipo l’autista o il guardaspalle, diventi più bersaglio del boss. In tutti gli agguati, i primi a morire sono sempre loro. E io dovrei morire solo per stare vicino a uno che vuole fare il boss!?… in questo periodo, stanno come i pazzi, vanno cercando le sentinelle, ma nessuno vuole fare carte, – vuole prestarsi – pure a noi sono venuti a bussare, ma non è cosa: ti possono offrire pure un milione di euro, ma se io so che stanno per andare a prenderli – sono i probabili bersagli di un agguato – e accetto di fare la sentinella sotto al palazzo, sono il re degli scemi, perché so che quei soldi non li vedrò mai: la prima pallottola in fronte me la prendo io. Ma che ci sta nella testa di uno che decide di morire così!?”

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“Che idea vi siete fatti di quello che sta succedendo adesso, non solo a Ponticelli?”

Cala un silenzio tombale e volano sguardi taglienti come coltelli. È il capo, soltanto il capo a parlare, mentre gli altri tengono lo sguardo fisso a terra.

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“Noi… in verità… poco dopo il fatto – l’agguato contro i commercianti senegalesi a Forcella – ci siamo trovati in una menata – in un giro – e ci stavano pure questi che dicevano che erano stati loro a sparare nel mercato della 20120914_chiarodiluna Maddalena. I ragazzi che stanno con i Mazzarella non sono camorristi “normali”… Emanuele Sibillo era un ragazzo bravissimo, anche “Ultimo” – Raffaele Cepparulo, boss dei Barbudos – pure se teneva un carattere più “forte”, diciamo così. Questi dei Mazzarella sono proprio cattivi.. lo vedi dagli occhi. Tengono gli occhi pieni di cazzimma. Come il leone che esce dopo essere stato chiuso in  14295443_347773725565769_391794777_ngabbia per tanto tempo e vuole mangiarsi il mondo, senza distinguere i buoni dai cattivi. Questi sparano alla cieca, pensano solo ai fatti loro e non gliene importa se sei un povero cristiano che non tiene un euro o un rivale di un altro clan: se non stai con loro, se non fai come dicono loro, sei un nemico e ti devono abbattere. Questo è il momento meno adatto per entrare nel sistema per i ragazzi che girano intorno ai clan già scamazzati. – in declino- I Mazzarella, come i De Micco a Ponticelli, vogliono comandare tutto, solo loro. Vogliono riprendersi tutto e vogliono tornare anche più forti di prima. Noi al massimo abbiamo sparato a una buatta – barattolo di latta – dove andiamo?… Perché, poi, sarebbe così sbagliato desiderare una famiglia e avere dei figli? Questi – i baby-boss – i figli li fanno, presto e ne fanno pure assai. Poi, o si fanno uccidere o si fanno arrestare e quelle povere femmine se la devono cavare da sole. Mica ci pensano ai figli!? Per questo tengono la m…a in testa, perché non ci pensano… pensano solo a fare la gara a chi spara più forte. La loro vita è come un videogioco: quando hai raggiunto il livello massimo e ti sei giocato tutti i bonus, lo sai che devi solo aspettare la scritta “game over”… eppure, continui a giocare.”

Tags: baby-bosscamorracriminalitàde miccogiovanimazzarellanapolinapoli estPeriferia orientaleponticelli
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