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La Pankina Krew: Nicola racconta MasterProd

by / 0 Comments / 252 View / 7 aprile, 2015

02 - Lpk_orizz_noLogoLa musica, per me, rappresenta la cura per tutto, nel bene e nel male. Non importa se sei arrabbiato o felice, la musica ti completa. Da quando è entrata nella mia vita, rappresenta il fulcro radicato al centro di tutto, intorno al quale ruota ogni cosa: la mia anima, il mio cuore, le mie energie, le mie giornate, la mia vita. Quella cucita nella musica e che ti viene consegnata dalla musica è un’emozione che non si può spiegare.

Perché la musica non nasce per essere “spiegata”, ma ascoltata e “sentita”. La musica sgorga da un fiume in piena di emozioni e passione, per raccontare quello che vive, dentro e fuori di te.

Questo, almeno, è quanto ho fin qui appreso attraverso il mio cammino musicale.

Mi presento, sono Nicola, quando salgo sul palco “mi trasformo” in Master Prod, “faccio il rap” a Napoli Est, vivo a Napoli Est e sono una delle tre anime che conferisce voce, storie e motivazioni ad un gruppo musicale che si chiama “La Pankina Krew”.

Il rap è entrato per caso nella mia vita, in un giorno di ordinaria routine, mentre intrattenevo mio cugino, allettato in seguito ad un incidente domestico: in onda su MTV scorrevano le immagini che riportavano le gesta di “un certo Rakim” e ne rimasi letteralmente fulminato. Daniele e Marcello, due affermati writers della zona hanno completato l’opera, consegnandomi le dritte musicali utili ad affinare ed implementare quella “scoperta”, tanto densa di passione, che iniziava timidamente a solcare i tratti somatici di un sogno da realizzare.

Iniziare a scrivere testi fu automatico: nacque così “Settebello Club”, una krew composta da giovani ragazzi accomunati dalla passione per la musica e dall’utilizzo della stessa marca di preservativi! (da qui il nome della band!)

Quando “sei piccolo” non vieni considerato “dai grandi” e in questa definizione includo le realtà discografiche e chi si è già ritagliato una nicchia di notorietà nell’ambiente, quindi scaricavamo programmi e mettevamo in piedi produzioni che non erano farina del nostro sacco, perché non eravamo in grado di farlo. Eravamo una krew forte ed apprezzata per quanto concerne il writing e questo aspetto è fin da subito risaltato agli occhi e alle orecchie di chi bazzica in questo contesto.

Erano gli anni in cui ero soprannominato “psicopatico”: appellativo che ben personifica la scellerata e folle abnegazione verso il libero sfogo degli impulsi, che poi, a mio avviso, rappresenta quel sano ingrediente in più che può concorrere a fare la differenza in questo contesto. Erano gli anni in cui, nel cuore della notte, armati di zaini ed animati da uno sconfinato desiderio di conferire pieno sfogo alla “voglia di fare rap”, dalle periferie partivamo alla conquista di Napoli per portare la nostra musica nel cuore della città. In quel contesto si è delineata la possibilità di macinare esperienze importanti, cavalcando gli stessi palchi di gente del calibro di Speaker Cenzou ed è così che nel 2003/04 “buttiamo fuori” un ep di 4 tracce, non a caso, animato dal forte richiamo dell’influenza musicale delle personalità “degne d’essere erte ad esempio” appartenenti alla scena rap: “la Famiglia”, i “13 Bastardi”, per citare i “talenti di casa nostra”, ma anche Neffa, Casinò Royale, Giuliano Palma e, soprattutto, grazie alla grande passione che mio padre mi ha iniettato nelle vene, sono sempre stato un grande cultore della musica classica napoletana, tant’è vero che custodisco gelosamente la mia collezione di vinili.

C’è da dire che a Volla, nel cuore di Napoli Est, le uniche krew esistenti erano due: oltre a noi, c’era “La Pankina Krew”. Tra le band antagoniste non correva buon sangue, fratellanza e rispetto erano mera utopia, i membri delle due krew non se le mandavano di certo a dire e questo uniformava il loro modo di tener fede e vivere quella passione. Così era per tutti, tranne che per me ed Ivan che, anche quando eravamo “rivali” abbiamo sempre nutrito rispetto e stima reciprocamente. Forse perché entrambi guardavamo e sentivamo la musica con gli stessi occhi e respiravamo le medesime intenzioni. Fare musica per noi significava altro, di certo non azzuffarsi con chi condivide la tua stessa passione.

Quando nel 2004/05 “Sette Bello Club” abbandonò la scena, ho capito che quando tieni a qualcosa, spetta solo e soltanto a te stabilire quale ruolo attribuirgli nella tua vita: se collocarla al centro o se lasciarla relegata ai margini, come un bel sogno da adagiare in un cassetto.

Fu così che, a furia di ritrovarci sempre più spesso accanto alla famosa “panchina”, le strade umane e musicali mie e di Ivan si sono congiunte, fino a disegnare un unico sentiero da percorrere insieme. Così, un giorno, mentre eravamo di ritorno dal “Circum Writing” e ci trovavamo sulla stazione di San Giorgio in attesa del treno, ci dicemmo che avremmo collaborato. E da qual giorno, abbiamo lavorato per rendere concreta quell’intenzione.

Nel bene, ma, fin da subito, soprattutto nel male: infatti, fui costretto a scontare “un mese di domiciliari”, per effetto delle ferite rimediate in un incidente nel quale rimasi coinvolto proprio in quel periodo. Quella costrizione si tramutò ben presto in un’opportunità: Ivan e un altro mio amico, trascorrevano giornate intere a casa mia, per tenermi compagnia. Giornate che trovarono in “scriv’ e viv’” la prima, timida, ma concreta forma di fusione artistica ed umana tra me ed Ivan, alla quale collaborò anche Marco.

Iniziammo a portare la nostra musica in giro e ad allargare la nostra cerchia di amicizie, grazie alla conoscenza di personalità affermate ed apprezzate che recepirono di buon grado il nostro stile. Da quella frequentazione sempre più assidua, fortemente condita da “rap ca pal’”, nacque la prima esibizione: io, Ivan e Marco, in scena in un locale a San Giorgio a Cremano. Quella serata fu una sorta di “rito di iniziazione”: all’incirca un mese dopo entrai a far parte de “La Pankina Krew”.

Era l’inverno del 2005 e l’esordio fu fin da subito incoraggiante. Iniziai ad approcciare con musicalità e basi, in maniera sempre più “seria”: nel 2005/06 nacque “Hardcore Vol.1”, il pubblico che scandiva le rime dei nostri versi cresceva con un’intensità direttamente proporzionale al numero delle serate.

Sulle ali dell’entusiasmo, nel 2007/08 proponemmo “Hardcore Vol.2” e nel 2009/10 fu la volta, invece, di “Hardcore Vol.3”, inoltre, siamo stati tra i primi della “new school” a girare video e questo ha senz’altro concorso ad incrementare la nostra visibilità. Abbiamo iniziato a collezionare “vittorie di battle” e tra le emozioni più forti che hanno scalfito quegli anni, ricordo con piacere ed onore un live aperto a “Officina 99”.

Dal 2005 ho iniziato a praticare l’arte dello scratch e tutt’oggi mi diverto ad attuarla; mentre, nel 2010/11, con l’ingresso di Donatella nella krew, abbiamo iniziato a lavorare al disco “One Love”.

E soprattutto ho fondato un’etichetta indipendente: “GoldenBeat Record”, ovvero, il meglio del meglio dell’hip hop campano, in materia di producer e rapper!

Non posso sapere chi sarei oggi, umanamente e musicalmente, se non fossi nato e cresciuto qui. Posso solo sottolineare di essere felice di appartenere a Napoli, una città che rappresenta un autentico ed inestimabile tesoro musicale, in tutti i repertori, dalla classica ad oggi.

Adesso, però, tocca ad Ivan, l’altra metà della sua anima musicale, a raccontare chi è Nicola: “Ancora oggi, per me Nicola rappresenta una musa, perché dando il 100% nelle produzioni esorta me a fare lo stesso con i testi e non di rado accade che dal suo lavoro riesco a trarre l’ispirazione che mi consente di mettere nero su bianco dei versi “all’altezza” del suo talento artistico. “Dammi una mano che io ti do l’altra” è il motto che anima il nostro lavoro e anche la nostra amicizia. Nicola è una delle poche persone di cui mi fido e la sua opinione per me conta davvero, così come i suoi consigli, che si sono sempre rivelati preziosi e produttivi, dalle “prime battute” fino ad oggi. Come solo quelli di un “vero fratello” sanno esserlo.”

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