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Ponticelli, aggiornamento dal fronte di guerra: otto indagati, due arresti, un agguato, due agguati sventati dalla Polizia

di / 0 Commenti / 1314 Visite / 2 luglio, 2018

de-miccoPonticelli si è lasciata alle spalle una settimana particolarmente concitata, nell’arco della quale solo il tempestivo intervento della polizia ha sventato due probabili agguati.

Un susseguirsi di eventi destinati a lasciare il segno e che rischiano di tradursi in altre imminenti offensive camorristiche.

Tutto è iniziato durante la mattinata di lunedì 25 giugno: mentre le forze dell’ordine erano impegnate in un’operazione di controllo presso l’abitazione di Ciro Cerrato in via Scarpetta, il 20enne ritenuto contiguo al clan Minichini-Schisa-De Luca Bossa e che in passato è stato già oggetto di “stese” ed altri raid intimidatori. Gli agenti hanno notato un commando composto da quattro persone in sella a due scooter, armati e con il volto trafugato avvicinarsi all’abitazione di Cerrato che si è poi dileguato non appena ha riconosciuto i poliziotti che, durante l’inseguimento, sono riusciti ad identificare due fuggiaschi: Umberto Dello Iacolo e Carlo Esposito, di 22 e 24 anni, ritenuti contigui al clan De Micco.

Immediata la replica del sodalizio criminale che attualmente sta cercando di affermarsi a Ponticelli. Nel Pomeriggio il 49enne Francesco De Martino, – detenuto presso il carcere di Secondigliano e in regime di libertà perchè stava beneficiando di un permesso – è stato raggiunto da un proiettile ad un gluteo, mentre si trovava in strada, in via Eugenio Montale.

Molto probabilmente, il commando che non è riuscito ad entrare in azione per eliminare o intimidire Cerrato, era capeggiato proprio dal De Martino e la cosca dei De Micco avrebbe atteso proprio che il 49enne tornasse in libertà, grazie a quel permesso premio, per ordire e pianificare l’agguato.

Era necessario che “i Bodo” lanciassero un segnale, attuando un’azione dimostrativa eclatante che facesse capire ai rivali che, malgrado il momento di difficoltà, il clan è ancora attivo e non vuole cedere il posto a nessuno.
Non vogliono uscire di scena, i De Micco, nonostante la stangata inferta dal blitz dello scorso novembre e il sequestro dei vari arsenali di armi del clan avvenuto pressoché in contemporanea, abbiano inferto un duro colpo alla cosca fondata dal giovane Marco De Micco, sia in termini di reclute che di munizioni. Una guerra difficile da combattere per i De Micco, quella che impazza a Ponticelli, senza uomini e senza armi.

Eppure, ci provano.

Nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 giugno, la polizia di Ponticelli ha nuovamente fatto sentire la sua presenza. Un commando armato è stato intercettato dalla squadra capeggiata dal sostituto commissario Vittorio Porcini nella zona di via Montale, la stessa strada in cui si è consumato l’agguato in cui è rimasto ferito De Martino che dopo le cure del caso è ritornato in carcere accompagnato da una nota che spiega le motivazioni per le quali è necessario che il detenuto non benefici di altri permessi-premio, dato il modus operandi esibito nei giorni in cui si trovava in regime di libertà.

Le manette sono scattate per Umberto Dello Iacolo e Carlo Esposito, rispettivamente di 22 e 24 anni, entrambi ritenuti contigui al clan De Micco. I due dovranno rispondere del reato di detenzione e porto abusivo di arma semi automatica con caricatore contenente 15 proiettili.

Nelle ore successive all’agguato in cui era stato ferito De Martino, gli agenti avevano hanno notato un commando composto da ben 8 persone nella Rione Fiat, il quartier generale dei Bodo, pronti ad entrare in azione. Intercettati due giovani a bordo di uno scooter che erano riusciti a far perdere momentaneamente le loro tracce, gli uomini del commissariato Ponticelli hanno continuato a perlustrare il rione Fiat, incrociando di nuovo i due giovani a bordo di una Lancia Y. A questo punto li hanno inseguiti e fermati. Nell’auto i poliziotti hanno rinvenuto, accanto allo sportello, una felpa e al suo interno una pistola modello Sig-Sauer priva di matricola e completa di caricatore di 15 cartucce calibro 9.

Allo stato attuale, il clan De Micco sarebbe guidato da tre-quattro fedelissimi dei fratelli Marco, Salvatore e Luigi che stanno cercando di contenere e contrastare l’insediamento del sodalizio Minichini-Schisa-De Luca Bossa. Per farlo stanno cercando reclute da arruolare, soprattutto tra i giovani incensurati del quartiere.

Otto indagati, denunciati in stato di irreperibilità, due arresti, un agguato, due potenziali agguati sventati: questo il bilancio dell’ultima battaglia della guerra di camorra in corso a Ponticelli.

Intanto, i presunti artefici dell’agguato costato la vita a Salvatore Solla, hanno chiesto lo sconto di pena. Chiamati a rispondere davanti alla legge di vari reati, tra i quali: estorsione, omicidio, associazione a delinquere, i 23 arrestati lo scorso novembre perchè ritenuti elementi di spicco del clan De Micco, oggi, fanno appello alla clemenza della corte.

Fondamentali per il buon esito delle indagini, le testimonianze di due ex gregari della cosca dei tatuati diventati collaboratori di giustizia: Ciro Niglio e Rocco Capasso hanno permesso di ricostruire nei minimi dettagli l’omicidio Solla, ordinato da Luigi De Micco per punire il diniego del fedelissimo dei De Luca Bossa di pagargli il pizzo per la piazza di droga che gestiva nel Lotto O, il quartier generale del clan fondato da “Tonino ‘o sicco”, dove Solla viveva e curava i suoi affari illeciti. Antonio De Martino – uno dei figli di Francesco – è accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio del ras del Lotto O, mentre Alessio Esposito e Davide Principe parteciparono alla pianificazione del raid omicida e poi diedero fuoco alla vettura utilizzata per eseguire l’agguato.

Davide Principe, Antonio De Martino ed Antonio Autore sono accusati di appartenere al gruppo di fuoco dei De Micco: ci sarebbe la loro firma, secondo l’accusa, su molti fatti di sangue avvenuti a Ponticelli negli ultimi anni. Non solo omicidi, ma anche violenti pestaggi ed altri atti intimidatori voluti dai De Micco per imporre la propria egemonia criminale e compiuti dalle giovani reclute del clan.

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