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Il tribunale condanna l’uomo del clan Aprea che pretendeva il pizzo per la festa dei Gigli di Barra

di / 0 Commenti / 534 Visite / 16 gennaio, 2016

maxresdefaultLa festa dei Gigli: un mix di folklore e tradizione che rappresenta uno degli elementi di rottura più in erba all’ombra del Vesuvio.

O li ami o li odi, o riesci a far tua l’essenza della festa o ne prendi le distanze: in sesto caso, non ci sono vie di mezzo.

Una festa intorno alla quale, non di rado, aleggia l’ombra della camorra, così come sottolineato si recente dalla condanna a sei anni di reclusione per il pizzo imposto per finanziare la festa dei Gigli di Barra, ai danni di Pasquale Aprea, indicato ai vertici dell’omonimo clan egemone nella periferia a est di Napoli. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Operetto, la Procura aveva chiesto la condanna a quattordici anni di carcere.

La sentenza è stata emessa ieri dai giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Napoli e ha chiuso in primo grado l’ultimo dei capitoli giudiziari scaturiti dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che nel 2012 rese possibile alzare il velo sulle estorsioni di cui imprenditori e commercianti erano vittime, costretti all’acquisto forzato di gadget o comunque a sponsorizzare la paranza che nella tradizionale festa di Barra sosteneva il giglio Insuperabile, una struttura in cartapesta, stoffa e legno che per anni aveva rappresentato il potere camorrista delle famiglie Cuccaro e Aprea.

«Commercianti spremuti come limoni» sottolineò il gip che dispose gli arresti e il sequestro del giglio Insuperabile, l’obelisco alto 25 metri che ogni anno veniva portato in giro per le vie del rione in onore dei boss. Nel 2012 l’Insuperabile fu sequestrato, l’inchiesta della Dda interruppe la tradizione dei camorristi e fermò il racket imposto in occasione della tanto attesa festa annuale. Altri boss e gregari hanno optato per il rito abbreviato e sono stati già processati e condannati.

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